Il Misterioso Giove
Ogni pianeta del sistema solare è unico sia dal punto di vista astrologico che astronomico. Tuttavia, da millenni, è Giove a suscitare il maggiore interesse tra i ricercatori e lo stupore delle persone comuni. “L’astronomia si trova qui di fronte a un vero e proprio groviglio di enigmi”, come scrisse a suo tempo il noto divulgatore scientifico Jakov Perel’man.
Giove è il pianeta più grande, il secondo centro di gravità dell’intero sistema dopo il Sole. La sua massa è tre volte superiore a quella di tutti gli altri pianeti messi insieme. Esiste una teoria secondo cui, all’inizio dei tempi, il Sole era una stella doppia, poi disintegratasi, e Giove sarebbe proprio quella seconda stella ormai raffreddata, formatasi dopo la nascita dei pianeti (Henry Russell). Giove possiede anche un proprio sistema planetario: una quindicina di satelliti, alcuni dei quali hanno dimensioni paragonabili a quelle di Mercurio o di Marte. Non è un caso che, in tutte le culture della Terra, la divinità suprema sia stata, e sia tuttora, non tanto il Sole, quanto Giove (noto anche come Zeus, Marduk, Thor e altri nomi).
Giove ruota su se stesso a una velocità tale da apparire non più come una sfera, ma come una palla da baseball schiacciata, e il suo giorno dura meno di dieci ore (9:50). Al contempo, l’“anno” gioviano dura 11,86 anni terrestri: quante giornate contiene? Come apparirebbe un calendario gioviano?
Infine, sul disco visibile di Giove spicca la famosa Grande Macchia Rossa, una formazione vorticosa nell’atmosfera che, da secoli, mantiene la propria forma. Osservato al telescopio, Giove appare striato a causa delle correnti atmosferiche, che però cambiano continuamente, mentre la Macchia Rossa rimane pressoché immutata, solo riducendosi lentamente nelle dimensioni. Su di essa esistono numerose ipotesi, le più diffuse delle quali la identificano come un vulcano attivo o un semplice uragano.
La caduta di una cometa sulla superficie di Giove mi ha fatto tornare in mente un’altra ipotesi, molto meno nota, che non riguarda solo l’origine della Grande Macchia Rossa, ma anche questioni molto più fondamentali della cosmogonia…
Tre millenni e mezzo fa, poco prima dell’epoca dei grandi riformatori — il profeta Mosè e il faraone Akhenaton — anche Giove fu teatro di una catastrofe. A causa di un’enorme esplosione vulcanica, dal suo interno fu espulso un flusso di materia planetaria. L’energia dell’esplosione fu tale che questo flusso riuscì a fuoriuscire nello spazio interplanetario e a dirigersi verso il Sole. Tuttavia, la sua traiettoria passò troppo lontano dalla nostra stella e, catturato dalla forza di gravità solare, il flusso si trasformò in un nuovo pianeta: Venere.
Questa teoria fu proposta da Immanuel Velikovskij, instancabile ricercatore che non riconosceva alcuna visione tradizionale. Nato nel 1895 a Vicebsk, studiò all’Università di Mosca e poi a quella di Berlino. Nel 1924 si trasferì in Palestina, dove aprì uno studio di psicoanalisi, per poi trasferirsi negli Stati Uniti alcuni anni dopo. Qui Velikovskij si dedicò alla ricerca storica e sviluppò non una, ma diverse teorie che lasciarono sbalordito il mondo scientifico. Una di queste era proprio l’ipotesi sull’origine gioviana di Venere.
Per suffragare la sua tesi, Velikovskij analizzò antichi miti e testi sopravvissuti in cui non si parla affatto di Venere come pianeta. La dea esiste, sì, ma secondo lui il pianeta Venere andrebbe identificato non con questa divinità, bensì con Atena, nata, com’è noto, dalla testa di Zeus-Giove (!). Al contrario, nei miti e nelle leggende di tutti i popoli si trovano numerose testimonianze di catastrofi mondiali (diluvio, incendio globale, scomparsa di Atlantide): non è forse il risultato del passaggio nei pressi della Terra di una cometa espulsa da Giove? Se la cronologia di queste catastrofi vi sembra poco convincente, anche in questo caso Velikovskij offre una sua teoria che propone una visione completamente diversa della storia umana. La Grande Macchia Rossa, visibile sulla superficie di Giove ancora oggi, non sarebbe altro che la traccia di questo cataclisma.
“Misticismo”, direte voi. “Delirio di un folle”. Forse. In ogni caso, le autorità scientifiche dell’epoca (il libro di Velikovskij uscì nel 1945) accolsero questa teoria proprio in questo modo. Tuttavia, Albert Einstein, amico di Velikovskij nonostante la loro amicizia non fosse mai venuta meno, pur avendo accolto con ironia l’ipotesi, ammise che la scienza moderna non era in grado di confutarla.
C’è però un altro aspetto strano: oltre a Einstein, nessun altro scienziato accettò la teoria di Velikovskij nemmeno come ipotesi. Anzi, il mondo accademico statunitense pretese che le copie dei libri di Velikovskij ancora in magazzino venissero distrutte. La reazione degli studiosi fu, quindi, molto più violenta di quanto avrebbe meritato il delirio di un dilettante sconosciuto. Velikovskij fu trattato pressappoco come la Chiesa trattava gli eretici un tempo, per fortuna senza arrivare al rogo. Morì nel 1979 in povertà e nell’anonimato.
Dunque, i suoi oppositori non erano mossi solo dalla ricerca della verità, ma anche dalla difesa di interessi scientifici. Bene, questa è una storia nota. Tuttavia, oggi la “cometa è tornata”: lo spazio, in un modo o nell’altro, ha restituito a Giove il suo antico debito. È forse un omaggio al centenario di Velikovskij, che penetrò nel suo mistero?
Ma lasciamo l’enigma come tale, affinché i curiosi abbiano qualcosa su cui riflettere. A chi si interessa a questa ipotesi, premetto subito: lo studio delle antiche mitologie non fa che confermare le tesi di Velikovskij. Le vere prove della sua correttezza o dei suoi errori potranno arrivare solo da calcoli matematici, oltremodo complessi…
La morale è semplice: non respingete a priori le ipotesi altrui, anche se apparentemente folli. E se, per caso, la cometa dovesse arrivare davvero e il mare della Valle dei Mumin si prosciugasse? Non a caso una mia conoscente, esoterista molto sottile e preparata, alla domanda su un eventuale scontro tra una cometa e Giove, rispose: “Ma non capite? È un avvertimento all’umanità”.





