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I Ching e la Tartaruga

I C I N E I L A T O R T U E

Frammento dal libro: Tredici porte. Storia degli insegnamenti esoterici da Adamo ai nostri giorni. Il libro è pubblicato dalla casa editrice di Donec’k “Stalker” nel gennaio 1997. Il calendario cinese (e in generale orientale) è composto da due cicli paralleli e concomitanti: Tian Gan e Di Zhi, i Dieci Steli Celesti e le Dodici Rami Terrestri, che sommati danno un ciclo di sessant’anni. Il ciclo inizia con l’anno del Legno-Yang e del Topo (il ciclo attuale è iniziato nel 1984). Segue l’anno del Legno-Yin e del Bue, poi del Fuoco-Yang e della Tigre, e così via. La diversa lunghezza dei due cicli (10 e 12) garantisce la rotazione delle combinazioni degli elementi primari e dei simboli ciclici. Allo stesso modo si alternano i segni statici e dinamici dei mesi e dei giorni dell’anno.

Ecco così la principale cosmogramma cinese, che assume la forma del Trono Luminoso (Mingtang):

elemento del giorno 5 elemento del mese 3 elemento dell’anno 1

segno del giorno

6 segno del mese 4 segno dell’anno 2

nascosti

9 segni

8 elementi

7 Da lì. Ai dieci meridiani del corpo umano se ne aggiungono altri due: il Re del Cuore (il pericardio) e i Tre Riscaldatori (in seguito vennero aggiunti i cosiddetti “meridiani straordinari” e altri, ma questi non rientrano nello schema principale). Si forma così un cerchio a dodici settori o una tartaruga, che è lo schema più importante di suddivisione del mondo.

Perché la tartaruga? In Mongolia esiste una leggenda: in tempi antichi, molto tempo fa, viveva un abile cacciatore. Un giorno, mentre cacciava sulla riva di un lago, colpì un animale straordinario. Era una tartaruga. Cadde ferita e si capovolse, distesa con il ventre all’aria. Il cacciatore si avvicinò e vide: nelle sue quattro zampe c’erano grumi di argilla. Sotto le zampe anteriori c’era un frammento di freccia di legno con una punta di ferro, dalla bocca usciva fuoco, e da un altro orifizio sgorgava acqua.

Il cacciatore osservò a lungo e comprese che terra, ferro, legno, acqua e fuoco, cioè i cinque elementi primari, compongono l’Universo.

Nel disegno che rappresenta la tartaruga, “i terzi organizzano i quinti”, e i 10 segni statici si combinano con i 12 dinamici:

Ecco a voi la tartaruga – per così dire, un modello vivente del mondo. In una sutra buddista tibetana si dice: “L’intero Universo si adagia sulla tartaruga. La sua testa è rivolta a sud, la coda a nord, le zampe a est e ovest. Il sud contiene l’elemento fuoco e corrisponde ai segni del Cavallo e del Serpente; l’ovest è il metallo o il Gallo e la Scimmia; il nord è l’acqua o il Maiale e il Topo; l’est è il legno o la Tigre e il Coniglio” (cit. da: Skorodumova L. Dzurkhay: astrologia buddista).

Per gli abitanti della Cina e della Mongolia il guscio della tartaruga fungeva da tavola di divinazione naturale: è noto che anche il libro I Cinque si basa sulla divinazione sul guscio di tartaruga. E serviva anche come simbolo dell’armonia mondiale, dell’equilibrio cosmico immutabile (Bilancia) – non a caso si credeva che anche la Terra poggiasse sul dorso di una tartaruga gigantesca. Da qui il principio: non fare nulla che possa turbare questo equilibrio. Turbare l’equilibrio è un crimine, una colpa, una punizione che non si può evitare. Il suo mantenimento è una virtù (de), per la quale non spetta alcuna ricompensa particolare. Il mantenimento dell’equilibrio è guidato dal cammino duale o dao: l’osservanza dei riti e la conoscenza.

Inoltre, il cerchio (la tartaruga) è il simbolo della ciclicità, della ripetizione di tutto e di ogni cosa. Qui si avverte chiaramente un’eco delle concezioni dell’era del Toro (il mondo è ben organizzato e non c’è bisogno di cambiarlo), ma in una forma leggermente diversa (il mondo è organizzato così com’è e non si può cambiare nulla) – non a caso la maggior parte delle culture dell’Asia orientale sono descritte dall’archetipo della Bilancia, e la Bilancia, come il Toro, è la casa di Venere. I meridiani cinesi sono pari, cioè presuppongono l’interazione di due settori opposti del cerchio, ad esempio del cuore e della cistifellea. Tra loro avviene uno scambio di energia. Questo significa, ad esempio, che per curare una disfunzione di un meridiano si può agire sull’altro. Allo stesso modo sono legati tra loro anche gli archetipi dei segni zodiacali, ad esempio Ariete-Bilancia. Non sorprende quindi che nell’era dell’Ariete si siano attivati molti elementi dell’archetipo opposto, quello della Bilancia, e nella cultura giapponese entrambi sono rappresentati quasi alla pari.

Ma torniamo al nostro disegno. Su di esso si vede che tra i componenti principali della “Tartaruga” compare il numero otto.

L’otto

Nel Mingtang l’otto emerge tenendo conto dei “punti cardinali” intermedi della rosa dei venti, e nel cerchio – nella rappresentazione simbolica del “centro” (l’elemento terra) sotto forma di quattro piccoli settori, poiché ogni grande settore deve confinare con il centro. Tuttavia, così i piccoli settori acquistano una sorta di valore autonomo, e così un grande elemento si divide in quattro piccoli:

LEGNO vento FUOCO terra ex

METALLO vuoto TERRA

ACQUA montagna

Le concezioni delle otto energie, quattro grandi e quattro piccole, che compongono la quinta, sorsero in tempi antichi. Tuttavia, il loro maggiore sviluppo, inclusi i nomi, le interpretazioni e i principi di applicazione pratica, le otto energie lo ottennero solo sotto l’influenza del buddismo (cfr. “la via ottuplice dell’azione morale”), anche se nella sua patria, in India, il ruolo dell’otto come numero sacro rimase piuttosto modesto.

Il termine “vuoto” qui ha anche un’origine indo-buddhista (e, di conseguenza, un significato): è lo shunyata, il grande vuoto come contenitore, l’essenza dell’Adibuddha. Come è detto nel libro Tao Te Ching:

Trentasei raggi e il mozzo formano una ruota, ma solo il vuoto tra loro costituisce l’essenza della ruota. Il fondo e le pareti di argilla formano un vaso, ma solo il vuoto tra loro costituisce l’essenza del vaso.

Il noto Trono Luminoso (Mingtang), come ricordiamo, contiene l’otto: sono le celle del quadrato magico senza il centro. Insieme al centro danno il nove. Un particolare sviluppo come una delle basi della teoria della conoscenza l’otto e il nove lo ottennero in Tibet, dove i cicli ottupli e novenari vennero inclusi anche nel ciclo calendariale:

Otto energie e nove colori

1 acqua 1 bianco

2 terra 2 nero

3 ferro 3 blu

4 vuoto 4 verde

5 fuoco 5 giallo

6 montagna 6 bianco

7 legno 7 rosso

8 vento 8 bianco 9 rosso (In realtà qui ci sono sei colori, alcuni si ripetono, ma vengono considerati insieme al numero, cioè con il loro numero d’ordine, il che fornisce la necessaria differenziazione – e una formulazione insolita per noi).

Ogni anno, mese e giorno vengono verificati non solo in base ai 10 segni statici e ai 12 dinamici, ma anche in base alle 8 energie e ai 9 colori. Ogni persona conosce o può calcolare la propria energia e il proprio colore, il che permette di determinare per sé i giorni favorevoli e sfavorevoli, scegliere una professione o una sposa, e così via.

I Cinque

L’otto è alla base della presentazione del materiale del noto trattato I Cinque, detto anche “Libro dei mutamenti”. In esso vengono descritte 64 esagrammi, che si formano combinando otto trigrammi principali. Esiste anche il trattato Nan Jing, uno dei più antichi trattati medici cinesi, basato sul nove: descrive le difficoltà della medicina classica. Questo ha indotto il nostro sinologo V.S. Spirin a definire I Cinque “trattato leggero” e Nan Jing “trattato pesante” sulla base del fatto che, a suo parere, I Cinque opera con uno schema di suddivisione del mondo bidimensionale, mentre Nan Jing con uno tridimensionale. In seguito egli tenta di suddividere o distribuire in questo modo tutti i trattati filosofici cinesi, cosa che, come ormai comprendiamo, è errata, poiché la “dimensionalità” in tutti i casi è la stessa (tre in verticale, quattro in orizzontale), a differire è solo il numero degli elementi contati (Spirin V.S. La struttura dei testi cinesi antichi. Mosca, 1976).

I Cinque opera innanzitutto con gli otto trigrammi principali (Ba Gua), quattro dei quali adornano ancora oggi la bandiera nazionale della Repubblica di Corea. Sono le stesse otto energie, quattro grandi e quattro piccole, che abbiamo già incontrato, ma vengono chiamate in modo leggermente diverso:

Le sessantaquattro esagrammi dell’Icjing sono composti da otto trigrammi, ciascuno dei quali è accompagnato da una descrizione aforistica. Nei secoli successivi, a queste si sono aggiunti commenti più o meno ampi di carattere linguistico, letterario o filosofico. In generale, è proprio l’aforisticità dei testi antichi a spingere i lettori delle epoche successive a integrarli con i propri commenti, basati sulla propria comprensione — prendiamo pure l’Icjing, la Bibbia o l’Avesta. Persino un’opera non troppo antica come il Kitab-i-Aqdas di Bahá’u’lláh, scritto ai tempi di Napoleone III, si è già arricchita di un’intera biblioteca di commentari. Forse aveva ragione Ju. K. Ščuckij quando affermava che inizialmente il libro dell’Icjing nacque come un deposito di regole puramente divinatorie, una pratica guida per l’arte dell’indovinare. Infatti, nel periodo dell’Era dell’Ariete, e in Cina in particolare, gli indovini e gli astrologi erano considerati funzionari statali, senza il cui parere non veniva presa alcuna decisione importante.

Tuttavia, il punto di partenza da cui l’autore di questo libro muoveva, ovvero il sistema naturale (uno dei sistemi naturali) di suddivisione del mondo, l’otto, che ha un carattere ancora puramente terrestre e monoplanetario (a differenza del dieci, che abbraccia già il sistema solare), trasforma l’Icjing nella prima “enciclopedia” a noi nota sul mondo e sull’uomo. Per una simile “enciclopedia”, o meglio, per una teoria del macrocosmo e del microcosmo, non conta tanto il numero degli “articoli”, cioè dei casi singoli, quanto il grado di suddivisione, vale a dire, per usare un’immagine, il potere risolutivo dell’obiettivo. In linea di principio, anche una divisione in due (yin-yang) permette già di classificare tutte le cose e i fenomeni, raggruppandoli in due grandi categorie. Sessantaquattro è due alla sesta, mentre (tornando al trattato Nancjing o, ad esempio, al Libro del Grande Mistero /Taixuanjing/ di Yang Xiong) ottantuno è tre al quarto. Dove sta allora la maggiore misura? Pertanto, ogni “articolo” dell’Icjing si rivela essere, pur nella sua brevità (aforistica), nondimeno una descrizione esaustiva di qualsiasi situazione con una precisione fino alla sesta cifra decimale, il che è già molto. Questo basta sia per descrivere eventi politici in un determinato paese, sia per analizzare la situazione vitale di un singolo individuo, e persino per prevedere i risultati di un qualche esperimento fisico-chimico. Infatti: molecola — uno, atomo — due, elettroni e protoni — tre, vari mesoni mu e pi — quattro, quark — cinque, gravitoni — sei…

Tuttavia, per poter consultare oggi l’Icjing occorre o conoscere approfonditamente la simbologia e la simbolologia dell’antica Cina, cosa che è difficile pretendere da chi non è un sinologo, oppure rivolgersi alle sue interpretazioni moderne, in cui il significato di ogni esagramma viene spiegato con il linguaggio del nostro tempo. Il senso principale di questo libro, come di molti altri, oggi non risiede nell’arte divinatoria. L’Icjing offre al lettore una metodologia di conoscenza del mondo, per quanto complessa e bisognosa di uno studio attento, ma accessibile anche a chi non è un sinologo, poiché le basi del sistema cinese di visione del mondo sono molto semplici e logiche, come abbiamo già avuto modo di constatare.

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