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Cabbalistica astrologia :: Parte 2 – SEGNI ZODIACALI Parte 8

Capitolo 12. Pesci Canale sintetico dal corpo buddhico al corpo atmico Quale luogo santo nell’anima dell’ateo? L’inclusione dei Pesci implica una meditazione interiore del corpo superiore, che viene percepita dall’individuo in minima parte o per nulla. L’individuo avverte che qualcosa sta accadendo dentro di lui, qualcosa di sottile e al contempo importante, ma non riesce a comprendere di cosa si tratti né quali saranno le conseguenze — in primo luogo a causa della delicatezza della materia del corpo superiore, e in secondo luogo per la ristrettezza del proprio vocabolario mentale. Se le trasmissioni positive dell’Acquario rafforzano le posizioni vitali e fungono da segni di un parziale raggiungimento dei valori esistenziali, e tali sensazioni possiedono un contenuto mentale piuttosto definito, le trasmissioni positive dei Pesci rafforzano la missione vitale dell’individuo, ossia un piano astratto in cui tutto si integra come un’unità. Tuttavia, al di fuori dei confini di una percezione chiara, le sensazioni della sua elaborazione, della sua definizione o dei suoi dettagli giungono alla coscienza raramente e in modo molto vago. Eppure, in qualche modo, simili trasformazioni atmiche vengono percepite dall’individuo, soprattutto perché rappresentano la manifestazione di ciò che vi è di più importante nella sua anima e nella sua vita, e che alla fine determina la sua esistenza su tutti i piani più densi, fino a quello fisico incluso.

Fino a quando l’individuo non raggiunge una certa maturità interiore, il corpo atmico e quello buddhico nel suo percepire spesso si fondono, di conseguenza l’atmico viene da lui inteso come parte del buddhico, in particolare come una sorta di valori ideali; l’idea di un qualche ideale astratto “principale”, che sta al di sopra di tutti i valori e le virtù concreti e li permea di energia, gli risulta del tutto estranea. Se si parla a livello di coscienza collettiva, alla separazione del corpo atmico dell’egregora etnico dal suo corpo buddhico corrisponde l’idea del monoteismo, che separa l’unico e solo Dio dalle divinità gerarchicamente inferiori, dagli angeli, dai serafini e da personaggi analoghi negativi: il diavolo e le sue schiere. Pertanto, nell’immaginario mentale, l’emergere del corpo atmico corrisponde al riconoscimento dell’esistenza di un principio superiore che unifica tutte le valenze e i programmi vitali dell’individuo in un’unica entità, non solo in ogni singolo momento, ma nell’arco dell’intera esistenza. Come da una pasta stesa piatta si ricava un rotolo rotondo: prima la sfoglia viene arrotolata in un lungo cilindro, che poi viene avvolto ad anello, simbolo dell’eternità. In questo modo, la vita alla luce diretta del corpo atmico non è altro che vita in Dio, nell’Eternità, nella Verità, nell’Amore Divino… Dio ha molti nomi, e ancor più sono le missioni umane (tante quante gli individui), e ciascuna di esse è sacra — nel senso che anche la luce più remota del proprio corpo atmico viene percepita dall’individuo.

Tuttavia, il livello di sviluppo in cui l’individuo percepisce e comprende costantemente e chiaramente la propria missione viene raggiunto da pochi; nella maggior parte dei casi, tale stato di coscienza, in cui essa si dischiude almeno parzialmente, si verifica raramente e in modo imprevedibile, così come le informazioni e le energie concrete che in tali momenti fluiscono nei corpi inferiori. In altre parole, per l’individuo medio la visione diretta della missione è generalmente preclusa, e questi vive orientandosi sulle proprie, spesso contraddittorie, valenze o si dibatte semplicemente nel flusso degli eventi, senza nemmeno tentare di cogliere il senso delle proprie esperienze, delle proprie azioni e dei propri sforzi. Quest’ultimo caso, in generale, non significa che egli stia svolgendo male la propria missione — può darsi che il suo destino sia tale che non abbia alcuna reale scelta, né verso l’alto né verso il basso, e gli sia sufficiente vivere seguendo i valori socialmente condivisi: né l’abisso della depravazione né la gioia del sentiero santo lo attraggono, e passerà attraverso la vita compiendo scelte che, in fin dei conti, non hanno alcuna reale importanza. Tuttavia, anche una visione indiretta della propria missione trasforma profondamente la vita dell’individuo: in lui emerge un significato superiore e una sottile gioia costante, che dipende dalle circostanze concrete della vita; questa gioia non compensa le sventure quotidiane o le delusioni lavorative, ma ne colora diversamente la percezione, fornendo chiavi per trasformare il caos, il male e il vizio in ordine, bene e virtù: prima di tutto in sé stessi, poi nel mondo. È proprio di questa visione indiretta e delle sue possibilità, dei suoi limiti e dei modi per ampliarli che si parlerà principalmente in seguito; l’autore tocca solo marginalmente il tema della coscienza atmica.

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Il canale dei Pesci trasforma i frutti delle meditazioni buddhiche nel terreno del corpo atmico, su cui fiorisce il fiore della missione. Il seme di questo fiore viene portato dall’anima incarnanda da un altro mondo, e al momento del concepimento fisico si forma un prototipo completo (ossia dotato di tutti e sette i corpi) dell’organismo futuro, che si sviluppa intensamente durante la gravidanza. Al momento della nascita fisica, dal terreno atmico spunta un tenero germoglio, che può appassire prematuramente se l’individuo si sottrae con decisione alla propria missione, o sbocciare in una bellezza straordinaria se, dopo una difficile ricerca e incessanti lotte con la propria natura inferiore, egli trova il proprio posto nella vita e adempie al compito affidatogli dall’anima.

Il linguaggio che descrive i programmi atmici, per sua natura, deve essere molto astratto e, di conseguenza, automaticamente esoterico; su di esso si può parlare con facilità, ossia la sua proiezione mentale può risultare semplice (ad esempio, una classificazione), ma allora sorgono notevoli difficoltà nel ricondurre il destino di un individuo concreto a un programma corrispondente. Di seguito, l’autore propone, a titolo di esempio, una classificazione ternaria dei programmi atmici, in linea con molte tradizioni religiose (induista: Brahma — dio creatore del mondo, Visnù — dio custode del mondo, Siva — dio distruttore del mondo; cristiana: Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo).

I programmi atmici si dividono in tre gruppi principali, guidati da tre Egregori Principali, che di seguito vengono chiamati convenzionalmente Primo Egregore, con parole chiave Volontà, Legge, Creazione; Secondo Egregore, le cui parole chiave sono Percezione, Unità, Amore, e Terzo Egregore, con parole chiave Azione, Esecuzione, Distruzione. Le parole chiave degli Egregori Principali sono scritte dall’autore con la maiuscola per sottolinearne il suono atmico; vanno intese in modo massimamente astratto, ossia riempite di un contenuto il più ampio possibile. Le tre caratteristiche che seguono sono un tentativo di commento a livello atmico, dopodiché l’autore, non volendo stancare il lettore, passa al proprio stile abituale di esposizione.

Primo Egregore: Il Mondo viene Creato dalla Volontà, che crea la Legge.

Secondo Egregore: Il Mondo si realizza, Percependo la Volontà e la sua Legge; questa Percezione sostiene l’Unità del mondo; condizione necessaria della Percezione e dell’Unità è l’Amore.

Terzo Egregore: L’Esecuzione della Volontà si chiama Azione e viene sempre accompagnata dalla Distruzione della Legge e dell’Unità.

In termini ordinari, questo significa pressappoco quanto segue. Esistono tre programmi evolutivi principali, e di conseguenza i destini umani possono essere suddivisi in tre categorie, che si distinguono, tuttavia, non tanto per gli attributi esteriori (benché questi siano importanti), quanto per l’atteggiamento intimo e spesso inconscio dell’individuo nei confronti di ciò che accade dentro e fuori di lui.

Primo Egregore: Volontà, Legge e Creazione guida il programma di trasformazione delle leggi del mondo esteriore e interiore dell’individuo, secondo il quale queste leggi evolvono costantemente, generando nuove e sempre nuove realtà potenziali che devono essere attualizzate (realizzate) e poi distrutte. L’attualizzazione di una nuova realtà, ossia il portare il mondo in conformità con le leggi create dal Primo Egregore, è compito del Secondo Egregore di Percezione, Unità e Amore; in questo processo viene effettivamente creato un nuovo mondo, in cui queste leggi saranno operative. Successivamente, questo nuovo mondo viene vissuto, ossia percorre il proprio destino secondo le sue leggi, e questo processo è guidato dal Terzo Egregore di Azione, Esecuzione e Distruzione — quest’ultima parola simboleggia il fatto che l’Assoluto non si ripete, sicché, una volta vissuto, il mondo creato dal Secondo Egregore viene distrutto.

Al Primo Egregore appartengono gli individui le cui energie gettano le basi per un cambiamento qualitativo del mondo in cui viviamo — sono i pionieri, gli inventori, i migliori scrittori e artisti, i creatori di nuove lingue e sistemi simbolici — tutti coloro che non parlano di qualcosa, ma creano qualcosa, aprendo nuove vie all’evoluzione e, a volte, cancellando percorsi già tracciati.

Al livello più alto, queste persone diventano in pratica dei profeti, che rivelano al mondo la Volontà Divina attuale, ma non possono fare di più: non dipende da loro se verranno ascoltati o meno, e se ascoltati, a cosa porterà. Per questo motivo, nell’epoca dei Pesci, quando i principali Egregori erano in gran parte isolati tra loro, l’individuo tipico del Primo Egregore risultava generalmente impotente e cieco di fronte al mondo circostante — a meno che non trovasse un adeguato sostegno nelle persone del Secondo e del Terzo Egregore; ma anche in quest’ultimo caso, spesso finiva vittima di profonde ingiustizie e delusioni, tanto da gridare, come Marx in punto di morte: “Proletari di tutto il mondo, perdonatemi!”.

Tuttavia, le persone che appartengono al Primo Egregore esistono in ogni epoca. Per loro è caratteristico il senso interiore di appartenenza alla creazione di una nuova realtà, mai esistita prima. Al Secondo Egregore appartengono coloro il cui scopo è la percezione delle leggi del mondo in costante mutamento, dettate dal Primo Egregore, e la loro incarnazione nelle sue strutture, così come la dissoluzione delle strutture che sostengono l’attuazione delle leggi ormai obsolete. L’insieme delle leggi del mondo è sempre completo, nel senso che garantisce la sua perfetta coerenza: ogni oggetto o fenomeno si riflette in qualsiasi altro oggetto o fenomeno, sicché il mondo è sempre un’unità olistica, soggetta al principio olografico, cioè simbolicamente rappresentato in ogni sua parte.

Tuttavia, se il Primo Egregore agisce intensamente e le leggi cambiano rapidamente, il Secondo Egregore può rimanere indietro, creando temporaneamente l’impressione di un mondo frammentato e di una rottura dei legami temporali. Questo significa che è giunto il momento di agire per coloro che servono il Secondo Egregore, il cui strumento principale è l’attenzione, sostenuta dall’amore per il mondo e per le leggi che ne governano lo sviluppo. Il risultato dei loro sforzi è il ripristino dell’unità del mondo e la materializzazione della volontà del Primo Egregore in alcune strutture ausiliarie che ne facilitano l’attuazione — innanzitutto, tutte le possibili strutture di connessione.

Pertanto, al Secondo Egregore appartengono coloro che percepiscono i mutamenti nelle leggi del mondo e preparano il terreno per la loro attuazione; il loro compito principale è la trasformazione di tutti i sistemi di connessione — dalle poste ai rapporti interpersonali. Ad esempio, nell’epoca dei Pesci erano tipiche le connessioni gerarchiche, in cui il flusso informativo va dal superiore al subordinato e viceversa, ma non lateralmente, mentre nell’epoca Acquario si preparano sistemi di connessione sottili e reticolari (ognuno con ognuno all’interno dell’egregore e con l’egregore stesso), che riflettono, evidentemente, il mutamento della Legge dominante.

Per le persone del Secondo Egregore è caratteristica un’attenzione vigile e un amore per il mondo, alla ricerca dei suoi legami nascosti — logici e associativi: sono gli scienziati e i poeti, così come i filosofi e i sacerdoti; al livello più alto, sono i santi capaci di vedere attraverso l’anima e il destino umano, ma senza alcun influsso diretto sul mondo, figuriamoci sulla violenza. Tuttavia, il loro influsso indiretto può essere molto potente, soprattutto se sono legati alle persone del Terzo Egregore. Caratteristico del servizio al Secondo Egregore è il senso di sufficienza di un certo livello di attenzione al Invisibile e di amore per il mondo — la persona avverte la propria missione proprio in questo, non nella creatività concreta o nel lavoro in senso sociale.

Il Terzo Egregore porta avanti i programmi di attuazione della Legge sul materiale del mondo già preparato dal Secondo Egregore. In questo processo avviene la trasformazione sia del mondo che della Legge: una volta applicata, la Legge smette di agire nel luogo in cui è stata applicata — o meglio, diventa meno adatta a esso. Coloro che servono il Terzo Egregore attuano la trasformazione del mondo secondo la Legge, utilizzando attivamente i legami e i canali creati e purificati dalle persone del Secondo Egregore. Si tratta, ad esempio, di imprenditori, organizzatori, esecutori di compiti concreti, ma al livello più alto sono i nazionalisti che guidano il proprio popolo verso l’adempimento della fase successiva della sua missione. Caratteristico del servizio al Terzo Egregore è il senso di adempimento di una volontà attualizzata esteriormente rispetto alla persona, in conseguenza della quale l’impulso volitivo si esaurisce e un frammento del mondo (esterno o interno) viene modificato qualitativamente e irreversibilmente.

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Esistono, naturalmente, altri tipi di descrizione dei programmi atmanici; a essi, in particolare, è dedicato il libro dell’autore “Kabala dei numeri”. Tutte queste descrizioni sono necessariamente molto astratte, poiché devono includere la vita umana nella sua totalità, ma se si riesce a concretizzare almeno in parte il tipo della propria missione, allora si chiarisce anche il proprio ideale, e di conseguenza il sistema di valori, che consente di comprendere e occupare meglio il proprio posto nella vita e viverla in modo molto più completo ed efficace, portando nel mondo più bene e ordine.

Quali sforzi può compiere una persona per comprendere e adempiere meglio la propria missione? Una parte della risposta a questa domanda è fornita dal canale dell’Ariete, che corregge il sistema dei valori vitali in base alle svolte del percorso principale della vita, ma esiste anche una seconda parte, meno evidente, legata al canale dei Pesci.

Trarre conclusioni dalla propria vita, una persona crea il terreno per la correzione del sistema di valori (Acquario) — ma questo non è sufficiente. Il sistema di valori attuale non è qualcosa di autosufficiente: è chiamato ad aiutare la persona a intraprendere il percorso di autoattualizzazione, cioè l’adempimento della missione, e il canale dei Pesci agisce in questo senso come un feedback, rafforzando le fondamenta della missione con i frutti delle meditazioni buddhiche, ad esempio con i risultati del processo di rivalutazione dei valori.

Si tratta di sensazioni molto sottili, che raramente emergono nella coscienza esplicita; possono essere così. La persona avverte che il suo vecchio sistema di valori invecchia e, secondo la sua volontà o contro di essa, si trasforma in un altro tipo. Il risultato di questa trasformazione non è solo la scomparsa di alcuni valori, la nascita di altri e il cambiamento degli accenti di significato: la persona avverte anche un senso di movimento interiore dell’anima, il cui significato consiste in un profondo sostegno (o indebolimento) del senso di giustificazione della propria vita sulla Terra, della sua unicità, sinteticità e della sottile necessità del mondo.

L’attivazione del canale dei Pesci dona alla persona uno stato simile alla confessione al proprio principio superiore: a Dio, all’insegnante interiore, all’ideale; e cosa li interessa, o in altre parole: quale informazione energetica entra in questo canale? I frutti delle meditazioni buddhiche non sono in alcun modo i valori raggiunti: né un grande conto in banca, né una posizione nella società, né un palazzo, né una lunga opera di virtù o talento elevato al di sopra del piano buddhico. Tutti questi elementi hanno un rapporto indiretto con l’adempimento della missione, aiutando la persona a raccogliere e concentrare i propri sforzi spirituali (cioè atmanici) in una direzione ideale.

Se gli obiettivi dello sviluppo buddhico sono scelti correttamente, il risultato sarà l’aumento del potenziale spirituale della persona, cioè la sua capacità di coltivare il fiore della missione, che si nasconde segretamente nella sua anima ed è il compito principale e ineffabile della sua vita — nella sua totalità. L’esistenza del corpo atmanico, in un certo senso, svaluta tutti i valori buddhici: risulta che questi ultimi hanno un carattere puramente ausiliario, e il loro sviluppo e i suoi frutti (sempre indiretti) sono più importanti del loro contenuto effettivo.

Quali sono, allora, questi frutti più preziosi di qualsiasi pianta buddhica? Essi sono le raffinate acquisizioni dell’anima, cioè una certa saggezza superiore ottenuta nel corso della vita, che si forma a seguito dell’evoluzione dell’anima e permette alla persona di elevarsi, per così dire, al di sopra dei propri valori ordinari, visti alla luce dell’ideale. Si tratta di meta-valori, troppo sottili per essere percepiti come valori ordinari, ma che possiedono una natura informativo-energetica preziosa, che, dopo essere stata elaborata dai Pesci, può diventare la base per lo sviluppo, la formazione e l’attuazione della missione.

In generale, la meditazione buddhica è un processo di cambiamento dei valori, delle convinzioni, delle posizioni vitali, dei programmi di sviluppo delle capacità e dell’attuazione dei talenti.

Questi cambiamenti avvengono piuttosto lentamente, ma in un certo momento la persona avverte di essersi trasformata qualitativamente: si verifica uno spostamento o un cambiamento di accenti non dei singoli valori, ma di interi grandi gruppi di essi, e questa trasformazione non avviene per caso, ma sulla base di un principio generale o di una meta-valore maturato attraverso una lunga esperienza interiore, che modifica in modo sostanziale l’ordine gerarchico delle priorità. Ad esempio, i valori possono essere suddivisi in esterni (sociali) e interni (virtù, talenti), e una persona può a lungo anteporre i primi ai secondi, per poi disilludersi improvvisamente da qualsiasi attività sociale, denaro, onori, ecc., e dedicarsi all’autoconoscenza e allo sviluppo interiore; ciò significherà che, a seguito di una meditazione buddhica, in lui è maturata una meta-valore, il cui senso può formulare per sé stesso, ad esempio, così: Il Regno di Dio è dentro di noi.

Come questa meta-valore venga trasformata dal canale dei Pesci e quanto risulti nutriente per la missione individuale non è possibile dirlo in anticipo, poiché la verità oggettiva ha sempre la possibilità di rivelarsi una menzogna soggettiva. Nel discutere e nel cercare di comprendere le meditazioni buddhiche, esiste un grande pericolo nel confonderle con le loro immagini mentali. Il corpo mentale-buddhico, in particolare l’immagine mentale di un quadro esistenziale del mondo, è sempre molto più primitivo del corpo buddhico stesso: tra l’altro, la persona non è incline a esporre i propri veri valori, nemmeno a sé stessa, e a ciò si oppone la censura dell’inconscio, molto difficile da superare. Ancora più responsabilmente, quindi, occorre affrontare la comprensione delle meta-valori e degli altri frutti delle meditazioni buddhiche: di essi la persona può avere solo una rappresentazione mentale molto grezza e approssimativa (che, nonostante ciò, a volte risulta importante e utile per il lavoro interiore).

Pertanto, se l’Acquario attualizza il problema dell’onestà interiore come non distorsione dei frutti dell’esperienza vitale, i Pesci pongono il problema dell’onestà spirituale come non distorsione dei frutti delle trasformazioni e delle esperienze interiori, e ciò è molto più complesso, poiché la loro consapevolezza e la loro descrizione mentale sono spesso molto approssimative; inoltre, di norma, manca una logica: davvero, perché per vent’anni ho amato esclusivamente la mia patria e la sua politica interna ed estera, per poi bruciarmi e concentrarmi completamente sull’allevamento di cani di razza? Non lo so… è successo qualcosa che non ha soddisfatto le mie speranze imperiali, ma perché proprio per vent’anni, e poi sono svanite improvvisamente, e perché siano sorti proprio i cani, resta comunque incomprensibile. Tuttavia, l’assenza di logica si può ancora accettare; peggio è che l’oggetto stesso di considerazione è molto sottile e delicato e si dissolve immediatamente a un esame mentale grossolano, tanto che la persona spesso non è incline a parlare, e nemmeno a pensare, dei frutti delle meditazioni buddhiche, e questi finiscono nel canale dei Pesci in modo completamente incontrollato, a volte inquinando e avvelenando profondamente il terreno atmanico.

Particolarmente pericolosi, in termini di conclusione di grandi programmi buddhici, sono sia i casi positivi (il fine è stato raggiunto) che quelli negativi. In questi momenti l’albero buddhico muore, ma lascia inevitabilmente gli ultimi frutti che devono essere inviati nel canale dei Pesci, e non si deve cercare di inviarli insieme al tronco secco al Toro. In termini più semplici, questo può essere espresso così: nel corso di programmi prolungati, la persona accumula una certa saggezza che deve servire non a fini pratici, ma a rafforzare la sua forza spirituale. Questa saggezza, di norma, ha carattere soggettivo, cioè non applicabile ad altri (cosa che la persona spesso non comprende), ma per lei stessa è estremamente preziosa: è importante non sprecarla per futilità.

L’elaborazione dei canali zodiacali, in questo senso, è una lotta contro l’ateismo, che in ogni caso specifico assume un tono particolare. La consapevolezza dei canali discendenti è una lotta contro l’ateismo, per così dire, di primo grado, e il suo fine è il riconoscimento del ruolo guida del corpo superiore nella vita della persona data e lo studio della sua influenza sul secondo. La consapevolezza dei canali ascendenti, invece, è una lotta contro l’ateismo di secondo grado, il cui fine è la comprensione dell’influenza del corpo inferiore su quello superiore e della responsabilità di quest’ultimo nei confronti del primo.

A livello del corpo superiore e dei canali dell’Ariete e dei Pesci, questi temi si esprimono, ad esempio, così. L’ateo di primo grado afferma: Dio non esiste, o esiste, ma è molto lontano, e quindi la Sua influenza sulla mia vita è minima, quasi come se non esistesse. Con ciò viene negato il canale dell’Ariete. L’ateo di secondo grado afferma il contrario: La mia vita non significa nulla per Dio, non influisco in alcun modo su di Lui e quindi non ho alcuna responsabilità nei Suoi confronti — con ciò viene negato il canale dei Pesci.

Pertanto, se la negazione dell’Ariete porta alla ribellione contro Dio, al complesso di Lucifero, la negazione dei Pesci ha come conseguenza il fatalismo, cioè la mancanza di responsabilità spirituale, vale a dire la negazione della capacità di influenzare in qualche modo il proprio destino e quello del mondo. Occorre quindi distinguere l’umiltà arietea di fronte alla volontà atmanica e il fatalismo dei Pesci, che mira a giustificare i moti interiori più abietti e i valori palesemente profanati. Il fatalismo non è affatto identico alla devozione, poiché il suo pathos e il suo contenuto nascosto consistono proprio nella negazione dei Pesci, e non nell’affermazione dell’Ariete.

Quando l’Ariete si attiva in modo intenso, come si suol dire, tutto è chiaro: alla luce della rivelazione divina, i valori veri e quelli falsi diventano evidenti alla persona, che si riempie di energia interiore, preparandosi a perseguire i primi e a distruggere i secondi. Per quanto riguarda l’attivazione dei Pesci, essa assomiglia piuttosto al crepuscolo degli dèi: è un resoconto del lavoro interiore compiuto di fronte a un Dio che ascolta in silenzio, la cui reazione si avverte nel corpo atmanico: o il suo terreno diventa più ricco, più energico e meglio risponde alle esigenze del fiore della missione, o si esaurisce e impoverisce. Tuttavia, sia l’una che l’altra situazione vengono percepite dalla persona in modo vago, e i risultati visibili si manifestano solo dopo molto tempo: finché il fiore cresce, assorbendo le trasformazioni del terreno, e poi lascia cadere nel canale dell’Ariete un petalo o una foglia secca che si trasformerà nel seme di un nuovo valore o di una nuova posizione esistenziale, possono passare molti anni, o addirittura decenni. Per questo motivo, la persona che intraprende seriamente il cammino dell’autoconoscenza, in un certo momento, deve necessariamente sviluppare in sé una sensibilità atmanica, in particolare creare in sé una sorta di analizzatore del terreno atmanico, per reagire immediatamente al suo impoverimento e inquinamento, senza aspettare che diventi la carne del fiore atmanico.

A questo punto occorre dire alcune parole sulla visione e la consapevolezza del proprio corpo atmanico da parte della persona. Con il progredire dello sviluppo spirituale, questa visione attraversa diverse fasi, che brevemente possono essere descritte approssimativamente come segue.

Nella prima fase, la persona avverte il proprio corpo atmanico come una particolare energia di carattere molto intimo, che conferisce un colore individuale, unico, ai suoi valori e in una certa misura dipende dal loro raggiungimento. Questa energia le dà una sensazione di solennità superiore e soddisfazione, oltre a un grande potere sulle persone, ma la sua origine le è oscura e le sue manifestazioni non sono controllabili. Qui il corpo atmanico non è affatto differenziato e viene percepito nel complesso e puramente come energia; non è visibile.

Nella seconda fase, la persona separa il corpo atmanico da quello buddhico, ma nel primo vede solo gli strati inferiori del suo terreno, percependoli come un certo potenziale spirituale sostenuto dal corretto andamento generale della vita, anche se non sa dire cosa significhi corretto. Allo stesso tempo, avverte che questo potenziale spirituale esercita su di lui un certo potere e influenza indirettamente il destino e i cambiamenti nel sistema dei valori, ma il meccanismo di questa influenza le rimane incomprensibile.

Nella terza fase, diventano visibili le radici del fiore della missione, e la persona avverte molti altri legami invisibili negli eventi della sua vita; in sostanza, solo ora la parola destino acquista per lei un significato concreto. Avverte di vivere non per caso, ma per uno scopo, anche se non vede ancora il collegamento tra le diverse linee narrative della sua vita e non suppone che tutte debbano essere unite insieme.

Al quarto stadio l’essere umano vede il fiore della propria missione nella sua interezza, cioè con le radici, il fusto, le foglie e i fiori, ma non nei dettagli più minuti, quasi da lontano. Ora il suo destino gli appare come un’unità indivisibile, tutte le linee narrative si collegano e si sostengono a vicenda, anche se non ogni evento può essere attribuito con precisione a una parte specifica della missione. Si tratta di un livello elevato di auto-realizzazione, in cui la domanda sul senso della propria vita trova risposta, il posto nel mondo è stato trovato e si lavora intensamente sul piano causale, costantemente illuminato dall’ideale.

Al quinto stadio l’essere umano osserva il proprio fiore atmanico con maggiori dettagli: ne segue la vegetazione, la crescita dal terreno, l’appassimento delle foglie e, in parte, i legami con altri fiori atmanici che crescono nelle vicinanze. Si tratta di una visione piuttosto chiara della karma atmanica più sottile, almeno nell’ambito del proprio immediato contesto sociale.

Al sesto stadio l’essere umano percepisce l’unità dei propri programmi vitali sia tra loro sia nella loro evoluzione temporale, e gli diventano evidenti molti collegamenti tra la propria missione e quelle dell’ampio contesto sociale; si tratta del livello dei popoli, dei grandi attori sociali che cambiano il destino di un’intera nazione. Qui il fiore della missione viene percepito come parte di un unico prato in cui cresce.

Al settimo stadio l’essere umano percepisce l’aria atmanica che circonda il fiore della missione; si tratta di una rivelazione dell’unità del piano atmanico, la cui coerenza viene colta con tale chiarezza che il destino personale e quello del mondo intero diventano un’unica e medesima realtà.

Al primo livello di elaborazione dei Pesci l’essere umano non ha alcuna consapevolezza di questo canale e recepisce le trasmissioni dei Pesci in modo estremamente confuso, interpretandole come “stranezze”, “il tetto che gli è crollato in testa” e simili. Le questioni relative alla realizzazione della missione, all’auto-realizzazione, a una giusta compensazione della ferita sacra e al domare il demone caotico non lo turbano affatto, e i cambiamenti del sistema di valori spesso passano inosservati alla sua coscienza. Termina le meditazioni buddhiali in modo pragmatico, cioè dal punto di vista delle possibili applicazioni sul piano causale; la ricerca del proprio posto nel mondo non lo preoccupa, e l’aumento o la diminuzione della propria carisma personale li attribuisce alle proprie forze senza collegarli a mutamenti nel proprio profilo morale o nella visione del mondo.

Pertanto, dei risultati delle meditazioni buddhiali lo interessano esclusivamente quelli che giungono attraverso il canale del Toro, cioè le foglie secche e i rami, mentre non nota affatto i frutti o non attribuisce loro alcun valore. A questo livello è caratteristico il fatalismo, ossia la convinzione che ciò che si è, si è, e ciò che è nato non può essere cambiato. Se è destino essere un grande condottiero, lo si sarà; se è destino essere un ladro, non c’è modo di sfuggirvi. Portato all’estremo sul piano causale, il fatalismo non lascia all’essere umano alcuna libertà di scelta, esonerandolo da ogni responsabilità morale per qualsiasi cosa, inclusa la propria anima.

Oltre a un fatalismo di tipo teorico, al primo livello di elaborazione dei Pesci è caratteristico il relativismo valoriale e il volontarismo, cioè la convinzione che nessun sistema di valori sia migliore di un altro e che ciascuno sia libero di scegliere gli obiettivi che preferisce e di perseguirli. In questo caso, le influenze dell’Ariete vengono percepite come capricci personali, e l’essere umano non si assume alcuna responsabilità per i risultati delle meditazioni buddhiali e per i loro frutti. Se i valori della persona tendono a degenerare e le meta-valenze che ne derivano avvelenano il corpo atmanico, l’essere umano avverte chiaramente che qualcosa non va, ma lo formula in termini molto generici (“non sono più quello di prima”), attribuendolo a esperienze fredde della vita e a illusioni giovanili calde, senza essere minimamente incline a riconoscere nella propria degradazione spirituale — soprattutto nella diminuzione dell’ideale — il frutto avvelenato degli alberi buddhiali.

Nel nostro secolo illuminato, la coscienza collettiva offre un’ampia gamma di piantine buddhiali avvelenate, garantendo la qualità dei futuri frutti. Se una persona decide di coltivarle, al primo livello di elaborazione dei Pesci sarà in grado di distorcere completamente la missione più luminosa.

Di seguito sono riportati sette esempi di tali piantine, che rappresentano posizioni di vita nichiliste nei confronti dei chakra:

  • Muladhara: Il gobbo aggiusta la fossa.
  • Svadhisthana: Senza fatica, senza nutrimento, non si fa nemico.
  • Manipura: In caso di pioggia non si coprono le case, in un secchio l’acqua non gocciola da sola.
  • Anahata: La propria camicia è più vicina al corpo.
  • Vishuddha: Dal viso non si beve acqua.
  • Ajna: Vivi e impara, morirai da stupido.
  • Sahasrara: La chiesa è vicina, Dio è lontano.

Al secondo livello di elaborazione dei Pesci nell’essere umano compare un qualche preavviso della missione: si accorge che, in certi momenti, la sua vita è una catena di eventi molto più significativa di quanto appaia di solito. Questo accade nei momenti di svolta esistenziale; a volte, in situazioni delicate, avverte la sensazione di essere stato preparato a lungo e in modo accurato e variegato, e le linee di questa preparazione si collegano improvvisamente tra loro, anche se prima sembravano assolutamente eterogenee e disomogenee. Questi momenti della vita — che di solito sono preceduti da una forte trasmissione dei Pesci — gli appaiono molto importanti (almeno nel momento in cui li vive), poiché sente che qualcosa di significativo sta accadendo.

Si apre un piano generale della sua vita — per ora solo parzialmente e nelle linee più generali, ma anche questo suscita una forte impressione, soprattutto nel nostro secolo ateistico-volontaristico, quando il flusso vitale sembra alla ragione un cumulo di casualità con deboli tracce di tentativi maldestri di dirigerlo con la volontà. Questa persona distingue le trasmissioni negative, che avvelenano le vibrazioni dei Pesci, da quelle positive per il loro impatto sul suo ideale: nel primo caso l’ideale perde forse forza e degrada, nel secondo, al contrario, il suo significato e il suo splendore crescono. A questo livello, la fine della meditazione buddhica, il mutamento dei valori e la formazione di meta-valori vengono percepiti in modo piuttosto vago, eppure la persona li avverte come cambiamenti importanti nella sua anima e nel suo destino.

Nel caso positivo, sente che sono cresciuti il suo potenziale spirituale, l’autorità agli occhi degli altri, la capacità di influenzare le anime e i destini umani in generale e, contemporaneamente, la sua stessa stabilità nel mare della vita: ora può fondare con maggiore convinzione la propria etica e plasmare la realtà che lo circonda secondo le sue regole. Nel caso negativo delle trasmissioni dei Pesci, invece, la persona avverte un globale declino dello spirito, la frammentazione della propria esistenza, l’incompatibilità dei programmi vitali tra loro e il loro scostamento dall’ideale, che si offusca e impallidisce; inizia a cadere nel tedio o a vagare senza meta, cerca istintivamente autorità e una guida spirituale nel mondo esterno, ma di solito non trova nulla di valido. La vita perde di senso e scorre via in qualche modo, senza che la persona riesca a comprendere le ragioni di questo stato. La principale tentazione del secondo livello consiste nel confondere i frutti dello sviluppo buddhico, in particolare i meta-valori, con i suoi risultati, cioè con i valori raggiunti. A volte questa persona spende lunghi anni e decenni per raggiungere obiettivi fissati già in gioventù, consapevolmente elevati e nobili, ma una volta raggiunti, invece di provare una gioia spirituale, cade nel tedio o cerca una nuova occupazione senza l’influenza dell’ideale, semplicemente per tenersi occupata. Si scopre così che, lungo il percorso, l’ideale si è in qualche modo offuscato diventando una marionetta, e il nuovo non si manifesta; la persona non riesce a capire cosa stia succedendo: dopotutto, voleva il meglio e di più, eppure l’ha ottenuto! Il risultato è deludente: sebbene i valori siano stati raggiunti con fatica, il percorso li ha oscurati e la persona non si è accorta di come l’ideale sia diventato una marionetta, il che garantisce un carattere negativo ai meta-valori prodotti alla fine della meditazione buddhica.

Il problema si complica ulteriormente perché, in questo caso, i grandi cicli, cioè i periodi di feedback: il raggiungimento di un serio valore esteriore, così come la coltivazione di una virtù o lo sviluppo di un talento, richiedono decenni, e altrettanto tempo può passare prima che il veleno del terreno atmanico non contamini il fiore della missione, che perderà il petalo avvelenato. Il canale dell’Ariete, che porta alla catastrofe buddhica.

Il principale risultato del secondo livello di elaborazione dei Pesci è l’inizio della comprensione che i valori, i talenti, le posizioni vitali e così via devono non solo essere nobili e realizzati, ma anche evolversi costantemente in una direzione ben precisa, indicata dalle trasmissioni dell’Ariete, e il valore massimo (e il danno) per il principale scenario della vita umana sono rappresentati dai particolari frutti collaterali di questa evoluzione — quelle vibrazioni che sorgono parallelamente ad essa, fungendo quasi da sua morale superiore.

Al terzo livello di elaborazione dei Pesci, la persona assimila la verità secondo cui è responsabile dinanzi a Dio per le sue capacità e talenti, che le sono stati dati non solo per intrattenere le ragazze o servire da fonte di reddito o strumento di socializzazione. Inoltre, avverte quali virtù deve coltivare (e da quali cattive abitudini e inclinazioni deve liberarsi) nel periodo attuale della sua vita, intuendo a cosa gli serviranno nei prossimi anni. Se l’Ariete è elaborato fino al terzo livello, la persona padroneggia il feedback operativo tra il corpo atmanico e quello buddhico, riuscendo a indovinare, grazie a sottili segni esteriori e interiori, l’inizio e la fine del programma buddhico, evitando così errori grossolani legati all’incoerenza tra il suo ideale e i valori; questi ultimi, per una persona di terzo livello, sono in gran parte consapevoli, mentre il primo è visto con tale chiarezza che la persona ne percepisce tempestivamente i mutamenti e non lo confonde con una marionetta.

Questa persona presta attenzione ai meta-valori prodotti dalle meditazioni buddhiche e avverte la loro importanza per il proprio sviluppo spirituale e l’autorealizzazione, ma non riesce a cogliere chiaramente la loro trasformazione nel canale dei Pesci e ciò in cui si trasformano nel corpo atmanico; vede correttamente, ma in modo approssimativo, il biocenosi del corpo superiore nel suo insieme e quasi non sa gestirlo, in particolare non padroneggia l’arte di purificare i frutti avvelenati delle meditazioni buddhiche nella fase della loro trasformazione nei Pesci. Pertanto, cerca di migliorare la qualità di questi frutti, spesso distorcendo la direzione naturale dello sviluppo buddhico, determinata dal seme dell’Ariete (che cresce sul terreno dell’Acquario), imponendosi artificialmente valori evolutivamente sovrastimati (questa malattia è tipica del secondo livello, ma anche al terzo si verificano delle recidive).

Ad esempio, il corpo atmanico, preparando la persona a un certo cambiamento nel destino (come un cambio di professione), attraverso l’Ariete le suggerisce la necessità di coltivare una pazienza e una precisione superiori a quelle che le sono attuali. Per qualche motivo, inizia a irritarsi per il disordine in casa e per la scarsa chiarezza dei suoi legami d’affari: avverte di essere troppo impaziente e in parte incoerente. La voce interiore più sottile gli dice con precisione: al momento non è necessario cambiare nulla radicalmente, ma smetti di fare telefonate inutili, lava i piatti subito dopo mangiato e una volta alla settimana sistema la casa come sempre. Tuttavia, sentendo l’enorme importanza di tutto questo per sé e pensando che la questione non riguardi le circostanze concrete ma il carattere, può imporre a se stessa una disciplina molto più severa e, in breve tempo, coltivare le virtù necessarie a un livello molto più alto di quanto richiesto. In questo modo, indebolisce in modo significativo molti dei suoi programmi vitali, compromette l’equilibrio dell’organismo nel suo complesso e, soprattutto, produce meta-valori del tutto diversi da quelli necessari al terreno del suo fiore atmanico. Un’esperienza simile a questo livello non passa invano, e la persona comprende lo scopo superiore dei suoi sforzi buddhici: consistono nel sostenere la missione e in nient’altro; in altre parole, la persona si allontana dai valori stereotipati dell’inconscio collettivo, che le sono stati dati con grande fatica, e impara a udire costantemente la voce dell’insegnante spirituale interiore — nella nostra terminologia, le deboli trasmissioni dell’Ariete.

A questo livello, la persona avverte già meglio la sua missione, e nella sua vita molte linee narrative sono collegate tra loro, mentre passato, presente e futuro non sono più percepiti come irrimediabilmente separati. Qui si sviluppa anche un alto livello di onestà spirituale e l’abitudine alla confessione interiore, quando la persona prende coscienza dei mutamenti nelle sue posizioni vitali e negli accenti dei valori, coglie la morale di questi cambiamenti e la comunica al suo principio divino (superiore). Avverte che qui è necessaria grande sincerità e finezza, mentre i modelli mentali operano in modo grossolano e quindi il loro significato è limitato (anche se a volte possono comunque essere utili). Una tale confessione interiore si distingue nettamente dal pentimento nel senso religioso tradizionale — in primo luogo perché il suo punto di partenza sono i valori e le posizioni vitali, non gli eventi concreti, e in secondo luogo per la sua totale assenza di emozioni: è un resoconto della persona sui mutamenti nei suoi principali programmi vitali, e non la giudica, o meglio, non la giudica il suo Dio, mentre qualsiasi emozione artificialmente imposta disturba il funzionamento del canale dei Pesci ancora più delle razionalizzazioni inappropriate.

Al quarto livello di elaborazione dei Pesci, la persona percepisce in modo molto più chiaro il suo corpo atmanico e sa distinguerne le vibrazioni da quelle buddhiche; questo porta a un’inversione degli accenti di importanza di questi corpi: ora la persona vede il corpo atmanico come principale, mentre quello buddhico lo percepisce come suo strumento e fonte di nutrimento.

Questo significa un grande cambiamento di visione e di percezione del mondo, poiché tutti i valori attuali che determinano i programmi prolungati di sviluppo causale esterno e interno dell’essere umano non diventano semplicemente irrilevanti, ma vengono percepiti, per così dire, in modo puramente funzionale. Anche le meta-valori, frutti delle meditazioni buddhiali, smuovono l’individuo solo in funzione della missione che sta crescendo. A questo livello, l’uomo avverte la sinteticità dei Pesci, cioè l’influenza simultanea di tutti i frutti della vita interiore che si formano in lui, e in parte impara a governare uno dei processi più misteriosi dell’organismo: la trasformazione delle meta-valori in potenziale spirituale.

Inoltre, gli si dischiudono le vie e i limiti del cambiamento, o meglio, della correzione della propria missione nel corso della sua realizzazione. Il lavoro può procedere sia nel presente che nel passato e nel futuro, poiché a questo stadio l’uomo percepisce già la sinteticità del proprio destino e la sua coerenza sia nei programmi vitali che nel tempo. Solo ora gli si svela non solo la missione in sé, ma anche la capacità di modificarla in modo creativo, tenendo conto delle circostanze in cui si è incarnato. E proprio qui risiede la sua libertà e creatività suprema: prima accettare i contorni imprescindibili della propria missione, poi realizzarli nel modo più sottile e creativo possibile.

A questo livello, l’uomo avverte le trasmissioni dei Pesci non tanto come spirito di pentimento o confessione, quanto come un feedback che consente di correggere lo sviluppo atmanico in base allo stato attuale del corpo buddhiale, alle sue necessità e ai possibili squilibri futuri.

La morale generale nei confronti dell’organismo dipende innanzitutto dall’epoca; l’autore spera che con l’avvento dell’Acquario prevarrà l’idea di ricerca del tipo di equilibrio più elevato dell’organismo, e non l’accentuazione di un corpo rispetto a un altro, come avveniva nell’epoca dei Pesci, quando l’idea di sacrificio di alcuni corpi a favore di altri era universalmente accettata. Il risultato di tale approccio era una visione estremamente distorta degli organismi umani e collettivi, nonché un livello di equilibrio basso e grossolano.

Tuttavia, le vie per una ricerca di un equilibrio più sottile si aprono solo quando l’auto-attualizzazione è avvenuta, cioè quando l’uomo ha trovato il proprio posto nella vita e questo gli è soddisfacente. Solo dopo di ciò la problematica vitale principale subisce un forte mutamento, spostandosi in gran parte sul corpo superiore, e gli aspetti dei Pesci nel tema natale iniziano a interessare la persona molto più vivamente di prima, quando le apparivano come oscurantismo religioso o nebulosità mistica.

I Pesci forti pongono all’individuo problemi assolutamente incomprensibili per gli altri e, nella maggior parte dei casi, anche per lui stesso. L’eco dello Scorpione può generare una grande emotività, ma non è questo il punto: che lo voglia o no, l’uomo si troverà in una forte dipendenza dai mutamenti della propria visione del mondo, del sistema di valori e delle posizioni esistenziali. Le meta-valori e le meta-posizioni che si formano in questo processo influenzano profondamente il suo ideale, confermandolo o, al contrario, negandolo.

A livelli inferiori di elaborazione dei Pesci, l’uomo non è quasi consapevole di tali effetti; più precisamente, ne avverte solo il risultato: la sua passionalità, cioè la spinta generale verso qualcosa, che gli dà la forza di porsi obiettivi complessi e distanti e di raggiungerli, aumenta o diminuisce, ma non comprende da dove provenga questa forza.

Allo stesso tempo, i Pesci forti conferiscono di norma un potente terreno atmanico, la cui energia è sufficiente non solo a coltivare il proprio fiore atmanico, ma anche ad aiutare il piano atmanico circostante. Un Pesci forte è davvero in grado di diventare un maestro spirituale nel senso più nobile del termine, cioè di aiutare i propri allievi nella ricerca di sé stessi e del proprio posto nel mondo. Tuttavia, questo aiuto è intrinsecamente molto sottile, e imparare sia a darlo che a riceverlo è difficile. Pertanto, anche con le migliori intenzioni, per lungo tempo l’individuo rimane più o meno un abile manipolatore, capace di sostituire un valore con un altro, ma comunque incapace di avvicinare sé stesso e gli altri, anche solo minimamente, all’effettiva realizzazione della missione.

Come risultato di questo tipo di attività — spesso sotto la bandiera dell’apprendistato spirituale, della guida o della leadership — sotto il fiore della missione cresce un terreno non adatto a esso, a volte addirittura velenoso, ma molto fertile, sul quale proliferano numerose erbacce che cercano di soffocare il fiore della missione e di prenderne il posto. Se ciò accade, l’individuo muore rapidamente oppure subisce una catastrofe spirituale in questa incarnazione, quando, come si suol dire, vende la propria anima al diavolo, cioè cede il controllo del proprio

La missione viene affidata a un rigido egregore atmanico. Tuttavia, essa conserva (come tutto il mondo) una certa libertà di scelta, ma molto minore rispetto alla media delle persone, e liberarsi dalla schiavitù spirituale le risulta estremamente difficile: nella maggior parte dei casi, le questioni irrisolte della missione e il karma creato sotto un controllo rigido devono essere portati a termine e risolti nelle successive incarnazioni.

Qui è molto importante comprendere che il tema della guida spirituale e dell’essere discepolo, cioè della preparazione di sé e degli altri all’adempimento della missione, in un modo o nell’altro emerge inevitabilmente nella vita di una forte Pesci (anche se la persona fosse un ateo convinto e credesse unicamente nella forza del campo elettromagnetico), e richiede un’elaborazione estremamente responsabile, prima di tutto prestando attenzione ai cambiamenti che si verificano nel suo potenziale spirituale, nel senso di auto-realizzazione, e nella percezione dell’unità del mondo e del proprio destino.

Le Pesci deboli riducono drasticamente l’attualità del tema della guida spirituale e della ricerca del proprio posto nella vita, della conferma o del rifiuto dell’ideale, e della vita spirituale in senso stretto. Questo non significa che tali questioni siano prive di importanza per la persona: semplicemente le affronta principalmente in modo indiretto, per così dire, seguendo il flusso, spesso senza nemmeno accorgersi che una relazione con un partner abbia rappresentato per lei, in tutta la sua purezza, una vera e propria iniziazione spirituale, o che un trasferimento da un luogo all’altro sia stato in sostanza una consacrazione spirituale e l’inizio di una vita sotto la luce diretta dell’ideale.

A questa persona risulta difficile imparare a pregare correttamente e il bisogno di una confessione interiore (figuriamoci esteriore) può quasi mancarle, il che porta a un basso livello di religiosità nel senso sociale del termine, ma non significa affatto una distanza da Dio e, men che meno, l’insignificanza del feedback con Lui.

Con un forte Ariete si crea uno squilibrio pericoloso (una sensazione del tipo: “Dio è tutto per me, ma io sono nulla per Lui”) ed è molto importante l’elaborazione delle Pesci, anche se la persona la ritiene trascurabile e non necessaria. Con un Ariete debole si verifica una sorta di variante di distanza psicologica da Dio, ma questo non significa affatto la Sua assenza o indifferenza, e la persona gli invia resoconti sommessi, ma molto responsabili, circa le conclusioni e i risultati della propria vita interiore.

Le Pesci armoniche offrono alla persona straordinarie possibilità di compensazione e superamento delle crisi spirituali più gravi, ma anche una grande tentazione di abusi sottili della propria e altrui esperienza spirituale. Qui il tema del feedback tra missione e suo adempimento a livello della visione valoriale del mondo risuona in modo attenuato, e persino le conclusioni più radicali che la persona trae su sé stessa, non a livello mentale ma esistenziale, cioè sulla base di molti anni di vita, si integrano in modo sorprendentemente armonioso nel suo terreno spirituale, continuando a nutrirlo a lungo.

Il problema delle Pesci armoniche è, in gran parte, il problema della profanazione dell’ideale elevato — in particolare quello religioso — e, in generale, della svalutazione della propria missione. Quello che Dio non fa, lo fa per il meglio: qualsiasi esperienza, anche negativa, è preziosa — e persino necessaria! — per il mio sviluppo spirituale e la conoscenza di me stesso. Il crollo dei valori, la delusione in sé stessi e nella vita, le tentazioni di ogni genere e la trasformazione in un parassita incallito: tutto questo le Pesci armoniche possono giustificare e attenuare — negli altri e, ovviamente, in sé stesse. Persino le meta-valori che emergono quando ci si allontana da Dio, dalla perdita del legame con la missione e dal servizio devoto (ovviamente temporaneo) a un egregore rigido, tutto si trasforma in terreno atmanico nutriente — ma cosa e come crescerà su di esso?

Le Pesci armoniche possono essere un dono meraviglioso del destino, ma anche la sua peggiore maledizione: tutto dipende dal livello di autocoscienza della persona e dalla sua elaborazione del canale. A un livello basso, creano seri ostacoli allo sviluppo spirituale: la persona, nonostante qualsiasi sofferenza interiore e la formazione di meta-valori negative, rimane nel complesso così compiaciuta di sé da non essere scossa nemmeno da ciò che concerne il livello buddhico. Di conseguenza, il terreno intorno al fiore della missione diventa paludoso e marcisce, e la persona inizia a soffocare: la luce dell’ideale si affievolisce e la vita diventa infinitamente noiosa e priva di senso.

L’elaborazione avviene assumendosi la responsabilità di problemi piuttosto seri, ad esempio le sorti rovinate altrui, ma il punto principale, come sempre, rimane all’interno della persona: potenzialmente può fare molto — nutrire gli affamati, ricondurre sulla retta via chi si è perso e guarire spiritualmente i deboli — ma per iniziare a farlo in modo concreto, deve sviluppare una sufficiente onestà spirituale per vedere dove si mente a sé stessa e si indulge, e pentirsi non a parole, ma con i fatti.

Le Pesci colpite di solito portano una sorte difficile, poiché il fiore della missione è costretto a crescere su un terreno poco adatto a questo scopo — ma questo non significa affatto che la persona sarà infelice in generale o che ogni giorno della sua vita sarà difficile. I suoi problemi saranno poco comprensibili per lei stessa, e il suo mondo interiore risulterà probabilmente complesso e dinamico. Non sarà attratta dagli insegnamenti spirituali standardizzati e levigati di significato sociale generale, oppure cercherà il proprio percorso spirituale ai margini rocciosi di tali dottrine. Le relazioni con gli insegnanti spirituali saranno molto complicate — sia per lei che per loro — poiché sotto l’entusiasmo sfrenato del proselita si nasconderanno dubbi acuti su sé stessa e sul proprio percorso, così come nichilismo, pessimismo e il desiderio di confutare l’insegnante — in sostanza, di privarlo di autorità.

Se il Ariete colpito conferisce una sorte in un modo o nell’altro legata al ribellismo verso Dio, le Pesci colpite pongono il problema del tradimento di Dio, e in primo luogo del tradimento di sé stessi, cioè del mancato adempimento della propria missione. Qui la ricerca del proprio posto nel mondo, indipendentemente dal livello di autoconoscenza della persona, sarà lunga, e l’intreccio delle linee narrative in un’unica trama significativa risulterà complicato, sebbene i loro intrecci siano molto numerosi e i continui accenni all’unità del mondo e del destino personale irritino la sua immaginazione mistica.

Spesso tali persone sono superstiziose e si interessano di occultismo e filosofia religiosa in una forma o nell’altra, ma i loro tentativi di comprendere sé stesse e il proprio destino attraverso pratiche meditative di qualsiasi tipo falliranno (anche se possono per qualche tempo divertirle molto): il fatto è che per unire le trame della vita, è necessario imparare a viverle onestamente, produrre meta-valori e poi trasformarli in un terreno relativamente accettabile per la missione, e in quest’ultimo punto del programma le Pesci colpite incontrano difficoltà di ordine assolutamente irrazionale — forse come karma per l’ipocrisia religiosa in vite passate.

In ogni caso, sarà molto difficile per la persona confessarsi sinceramente e pentirsi dinanzi a Dio per i propri cambiamenti interiori, e forse ancora più difficile sarà poi realizzare i valori di vita ottenuti a seguito di tale confessione — ma senza questo non potrà comprendere il proprio destino principale né adempiere alla missione. L’elaborazione qui non è solo difficile, ma anche molto sottile, poiché richiede lo sviluppo di un’onestà e una precisione spirituali di cui la cultura moderna ha le idee più vaghe. Ma sono proprio queste persone a portare a termine i programmi karmici più sottili e responsabili, legati alla purificazione e alla correzione del piano atmanico, e l’autore rivolge loro, il più delle volte anonime, un profondo inchino.

Mosca – Anykščiai, 1991-92

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