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Comunicazione :: Parte 1 – Grammatica della comunicazione Parte 1

Авесалом Подводный. Serie “Comunicatica” Parte 1
GRAMMATICA DELLA COMUNICAZIONE

Prefazione. Psicologia della comunicazione. Introduzione. Comunicazione e modalità: concetti fondamentali.
Capitolo 1. Archetipo semantico: Sfondo, Significato e Stile.
Capitolo 2. Archetipo diadico: Yang e Yin.
Capitolo 3. Archetipo dialettico: Creazione, Realizzazione, Dissoluzione.

Prefazione
Psicologia della comunicazione

Attualità. Cosa sono gli archetipi superiori? Cosa sono le modalità e le modalità superiori? Comunicazione e modalità superiori?
Il problema della comunicazione. A chi è rivolto questo corso?
Radici e novità. Esercizi per l’assimilazione delle modalità: teoria e pratica.
> Modalità superiori e psicoterapia. Obiettivi del corso. Possibili risultati.

Attualità. Quanto sia importante la capacità di comunicare — e, in primo luogo, la capacità di comprendere correttamente il partner e di esprimere chiaramente i propri pensieri e le proprie intenzioni — per l’uomo moderno? Probabilmente molto di più che per l’uomo del passato, e ancor più per quello del secolo precedente, e persino per quello della seconda metà del XX secolo. In particolare, ciò riguarda le persone la cui professione è direttamente legata alla comunicazione e alla gestione di altre persone, e soprattutto di grandi collettivi.

Si può fare ogni sforzo per trasmettere i propri pensieri, idee o piani al collaboratore più vicino, ma come essere sicuri che questi li trasmetta senza distorsioni ai suoi subordinati, e questi a loro volta ai loro? Si può essere assolutamente certi di una cosa: le distorsioni lungo questa catena sono inevitabili; tuttavia, se si vuole, è possibile prevederne la natura e tenerne conto.

La peculiarità del nostro tempo e della civiltà che sta emergendo consiste nel fatto che il carico sulle strutture mentali degli individui sociali, cioè sulla mente, l’intelletto e i processi mentali di tutte le persone — e in particolare di coloro che appartengono all’élite sociale (di qualsiasi tipo) e in un modo o nell’altro gestiscono gli altri — è nuovamente aumentato drasticamente.

Ai nostri giorni, per il successo sociale non è più sufficiente possedere carisma e volontà personale: occorre anche imparare a trasmetterli abilmente a persone e collettivi diversi, utilizzando i linguaggi a loro comprensibili e familiari.

Se nell’epoca passata alcuni saggi potevano permettersi di coltivare le proprie idee per decenni senza preoccuparsi della loro adattabilità sociale — prima o poi sarebbero arrivati coloro che ne avrebbero avuto bisogno e le avrebbero prese — sembra che la futura epoca non lasci più spazio a questa nicchia: ora un’idea deve non solo essere portata a termine e formata, ma anche presentata in una forma comprensibile, o almeno in una forma accessibile a chi la riceve.

Inoltre, il numero di contatti necessari per attuare con successo qualsiasi programma significativo è notevolmente aumentato ai nostri giorni e continuerà a crescere. È ovvio che potranno realizzarsi solo quei programmi i cui leader (e persino i semplici esecutori) sapranno scegliere, tra molteplici opzioni possibili, una strategia sufficientemente efficace. Per fare ciò, è necessario saper stabilire rapidamente un contatto con persone diverse e condurre con loro numerose trattative complesse — complesse dal punto di vista informativo, emotivo ed energetico — e, sulla base delle informazioni ottenute da queste trattative, prendere la decisione giusta.

Si può anche dirlo in un altro modo: in futuro, secondo l’autore, potranno esistere e funzionare con successo solo quei collettivi che, da un lato, risulteranno psicologicamente uniti e confortevoli per i propri collaboratori, e dall’altro saranno sufficientemente (e benevolmente) aperti verso l’esterno, verso la società. Questo vale sia per i piccoli che per i grandi collettivi, sia per quelli formali che per quelli informali, dalla famiglia all’etnia, dalla piccola impresa alla grande corporation transnazionale.

D’altra parte, l’esperienza quotidiana mostra che tutte le persone e tutti i collettivi sono molto diversi, comprendono in modo molto diverso le stesse parole, prestano attenzione a sfumature non verbali della comunicazione e valutano il suo contesto in modo molto vario. Troppo spesso nella comunicazione sfuggono alle parole, ai gesti standard e alla coscienza dei partecipanti a qualsiasi dialogo — ma non alla loro sfera inconscia e ai loro egrégori guida. Pertanto, se vogliamo imparare a comunicare in modo adeguato con la nostra (e altrui) sfera inconscia, così come con quella di diversi collettivi, prima di tutto dobbiamo imparare la loro lingua, che, secondo l’autore, è innanzitutto la lingua degli archetipi superiori e delle loro modalità.

Cosa sono gli archetipi superiori?
Archetipo è una parola greca che, tradotta, significa “prototipo” o “archetipo”, cioè un modello sottile comune a molti oggetti (o fenomeni) simili tra loro che lo hanno generato. Un archetipo superiore è, per così dire, l’archetipo degli archetipi, cioè un archetipo così sottile e astratto che non ne esiste uno più elevato — il suo “padre” è l’Assoluto stesso. La ricerca e la descrizione degli archetipi superiori è compito della filosofia, mentre la descrizione delle manifestazioni di diversi (inclusi quelli alti e superiori) archetipi nella psiche umana è compito della psicologia del profondo, che nel XX secolo ha ricevuto uno sviluppo intenso, soprattutto grazie ai lavori di C. Jung, S. Grof e J. Houston.

Il principale motivo dell’interesse degli psicologi — sia teorici che pratici — verso gli archetipi risiede nel fatto che essi sono legati alle principali forme di energia psichica, o energia dell’anima umana; inoltre, la struttura profonda dell’inconscio, ancora oggi praticamente sconosciuta, tende a manifestarsi ai ricercatori attraverso simboli archetipici.

Tra gli archetipi superiori rientrano, ad esempio, Yang (il principio maschile) e Yin (il principio femminile), gli archetipi del Locale e del Globale, gli archetipi della Creazione, della Realizzazione e della Dissoluzione.

Il paradosso psicologico legato agli archetipi superiori consiste nel fatto che, da un lato, essi simboleggiano le forme più sottili e profonde di energia psichica umana, risiedendo nella psiche e nell’inconscio nella zona più segreta e protetta dall’intrusione, e dall’altro si manifestano in modo molto aperto nella vita immediata dell’individuo (tratti, peculiarità) del suo comportamento, che di solito non colpiscono a prima vista, ma sono molto significativi sia per la persona stessa che per chi le circonda.

Osservando e analizzando attentamente il comportamento umano — anche il più ordinario — uno psicologo pratico può ottenere le informazioni più importanti sul bilanciamento delle energie archetipiche nella profondità stessa della psiche, e gestendo consapevolmente le modalità nella propria vita, l’individuo ottiene la possibilità di influenzare indirettamente, ma in modo molto efficace, i processi profondi del proprio approccio.

Cosa sono le modalità e le modalità superiori?
L’esperienza nella comunicazione mostra chiaramente che porre attenzione al contenuto diretto delle parole (proprie e del partner) non è sufficiente — anzi, spesso rivestono un’importanza ancora maggiore altri fattori aggiuntivi, come la situazione data, le aspettative dei partner, i loro obiettivi (spesso non espressi a voce), così come le intonazioni, i gesti e le posture. In pratica, in qualsiasi situazione di comunicazione significativa per l’individuo, questi è interessato non solo al significato diretto delle frasi pronunciate, ma anche a varie qualità specifiche, o modalità, del comportamento dei partecipanti alla comunicazione.

Le modalità utilizzate nel comportamento e, in particolare, nella comunicazione, possono essere diverse: ad esempio, una persona può parlare velocemente o lentamente, essere silenziosa o loquace, attenta o distratta, tollerante o intollerante verso le opinioni altrui, e tutte queste e altre qualità — silenzio, loquacità, ecc. — sono modalità del comportamento umano. Tuttavia, dal punto di vista psicologico, il maggior interesse rivestono le modalità di comportamento direttamente collegate alle strutture profonde dell’inconscio umano — esse rappresentano, per così dire, le fondamenta della psiche. Queste modalità sono chiamate modalità superiori e riflettono l’attività degli archetipi superiori corrispondenti nella psiche individuale.

Tra le modalità superiori rientrano, ad esempio, quelle yang e yin, e persino quelle locale e globale. Si può parlare con una persona in modo yang, esercitando su di lei una pressione, o in modo yin, affascinandola; si può parlare in modo locale, cioè concentrandosi su dettagli concreti, o in modo globale, discutendo questioni in termini generali.

Comunicazione e modalità superiori.
Uno dei problemi più diffusi nella comunicazione è la mancanza di categorie espressive che la descrivano. Oggi non esiste un sistema di concetti e regole in cui, in primo luogo, si possa comprendere che in questa situazione di comunicazione qualcosa non va, in secondo luogo, capire chi o cosa ne sia la causa e, in terzo luogo, trovare il modo di porvi rimedio.

Come tentativo di cambiare uno stato così triste della “comunicazione” — una scienza inesistente oggi sullo scambio tra persone — l’autore ha compiuto alcuni sforzi, partendo da concetti e categorie che sembrano appartenere a un campo apparentemente molto lontano dai problemi della comunicazione: quello delle basi filosofiche dell’astrologia. È emerso che, nonostante la loro estrema astrattezza, gli archetipi superiori alla base dell’astrologia si trovano probabilmente anche alla base della psiche umana, manifestandosi nella vita quotidiana attraverso le corrispondenti modalità, cioè particolari caratteristiche del linguaggio, della mimica, della gestualità, delle intonazioni e così via.

A prima vista, queste qualità sembrano quasi immediate. Tuttavia, si scopre ben presto che non è affatto così: ogni persona possiede nella propria condotta le modalità preferite e abituali, e cambiarle con alternative non è affatto semplice. Dal punto di vista psicologico, la scelta in ogni caso concreto di una modalità piuttosto che un’altra non è una questione da poco, e la resistenza che una persona incontra nel cercare di agire “contro” la volontà del proprio inconscio è spesso difficile da spiegare solo con la forza dell’abitudine. Sembra che le energie degli archetipi superiori, attivate dall’uso delle corrispondenti modalità, siano per la psiche un’arma tagliente, i cui chiavi di accesso libero si trovano molto in profondità e costano caro.

Il problema della comunicazione. Secondo l’autore, il problema della comunicazione in sé non esiste. Di solito, chi si lamenta di solitudine, di impaccio nell’interazione con gli altri, di incapacità di comprendere correttamente il partner o di esprimere adeguatamente se stesso — insomma, chi, a suo dire, incontra ostacoli a una comunicazione adeguata — ha nel proprio inconscio una chiara riluttanza a comunicare con gli altri.

con le persone – in particolare, saperle percepire profondamente, adattarsi a loro e, in generale, avere a che fare con loro. Le ragioni di questa inconscia riluttanza a comunicare con gli altri possono essere diverse: egoismo elementare, trauma psicologico infantile o giovanile, profonda convinzione che dagli altri non ci si possa aspettare altro che spiacevolezze, e così via. E qualsiasi di queste ragioni è sufficiente per creare alla persona ostacoli nei confronti degli altri. Un libro sull’arte della comunicazione potrà mai aiutare una persona simile? Si può imparare la tecnica della comunicazione senza aver prima superato una profonda avversione inconscia verso questa attività? L’autore è convinto che sia molto improbabile: da una radice secca non c’è speranza di far spuntare un fresco germoglio verde.

Chi è destinato questo corso? Prima di tutto, è rivolto al lettore che ama e sa comunicare con persone diverse, e questa comunicazione costituisce una parte sostanziale, se non principale, della sua vita e della sua professione – ma al contempo non è del tutto soddisfatto delle sue comunicazioni e avverte che molti aspetti sottili gli sfuggono, e non gli dispiace affatto. Inoltre, comprende che la comunicazione è una materia sottile e che può essere formalizzata (cioè descritta con precisione) solo in parte, e la sua comprensione è un processo creativo e pratico.

Inoltre, l’autore indirizza questo libro, che in realtà è più un eserciziario che un manuale, a tutti coloro che amano la lingua russa e vogliono imparare a padroneggiarla alla perfezione. Probabilmente, ognuno nella propria vita ha provato almeno una volta la profonda soddisfazione derivante dalla scelta accurata delle parole in una conversazione o in una lettera, così come l’invidia verso quelle persone che sanno esprimere pensieri, sentimenti e stati d’animo in modo straordinariamente efficace, espressivo e conciso. Tuttavia, in pochi si rendono conto che questa abilità non è solo (e non tanto) un dono innato, quanto piuttosto il risultato di lunghi sforzi, e la diligente esecuzione degli esercizi proposti dall’autore, senza dubbio, aiuterà il lettore a progredire nell’arte di padroneggiare attivamente la propria lingua madre.

Radici e novità. Il libro proposto al lettore è un originale lavoro pratico basato sulle ricerche dell’autore sui archetipi superiori, riflesse nei libri Astrologia esoterica, Il velo di Maya, o Fiabe per nevrotici, Archetipi superiori: esperienza di ricerca psicologica, Psicologia per e altri. Costruendo la propria concezione di comunicazione e psicoterapia naturale, l’autore ha utilizzato alcuni concetti della psicologia occidentale moderna introdotti da C. Jung, E. Berne, F. Perls, M. Erickson, J. Houston e altri psicologi e psicoterapeuti.

I libri proposti all’attenzione del lettore della serie Comunicatica possono essere considerati da diversi punti di vista. Secondo la loro idea principale, essi

destinati al perfezionamento delle competenze comunicative del lettore, in primo luogo per ampliare la sua percezione sociale e migliorare l’autoespressione nelle situazioni sociali, e in particolare nelle dinamiche di coppia e di gruppo. Tuttavia, il processo comunicativo è di fondamentale importanza per la psiche umana nel suo complesso, pertanto il perfezionamento delle abilità comunicative porta inevitabilmente a una psicocorrezione, a volte straordinariamente profonda. In questo modo, l’apprendimento della comunicazione può essere considerato un metodo peculiare di psicoterapia, che presenta vantaggi rispetto a molti altri approcci terapeutici, e il primo tra questi è la possibilità di condurre una terapia indiretta e naturale, evitando interazioni dirette con materiali psico-traumatici, sia consci che inconsci, attuali o passati.

Esercizi per l’apprendimento delle modalità: teoria e pratica.

Questo libro è stato scritto sulla base dell’esperienza maturata dall’autore durante numerosi seminari con partecipanti accomunati da un unico tratto: il desiderio di imparare a comprendere meglio i propri interlocutori e di esprimere con maggiore precisione e chiarezza, per sé e per gli altri, i propri sentimenti, pensieri, desideri e intenzioni, inclusi quelli più sottili e difficili da formulare. Come si è rivelato, il linguaggio delle modalità superiori è uno strumento non semplice, ma molto efficace per affrontare questi obiettivi.

Esistono differenze sostanziali nella descrizione (e nell’apprendimento) degli archetipi superiori e delle corrispondenti modalità. L’archetipo superiore è una categoria filosofica che si descrive, se necessario, in termini piuttosto astratti; al contempo, la sua modalità è la manifestazione dell’energia dell’archetipo nella vita interiore o esteriore dell’individuo, e pertanto deve rappresentare qualcosa di concreto e comprensibile, nonché (almeno in parte) controllabile dalla volontà umana.

L’autore ha dedicato una serie di libri, citati in precedenza, alla descrizione degli archetipi superiori come categorie filosofiche, e la loro conoscenza sarà sicuramente utile allo studente. Tuttavia, nel libro che qui si propone all’attenzione del lettore, l’attenzione dell’autore è rivolta non tanto agli archetipi in quanto tali, quanto alle loro manifestazioni nella comunicazione umana, vale a dire alle corrispondenti modalità del comportamento umano.

Naturalmente, è impossibile apprendere o perfezionare l’arte della comunicazione da soli, ed è per questo che il libro, oltre al materiale teorico e ai compiti individuali, propone un’ampia gamma di esercizi di gruppo e in coppia. Attraverso la loro esecuzione, lo studente può imparare a padroneggiare l’arte della diagnosi e dell’utilizzo delle modalità superiori. Come dimostra l’esperienza, le modalità si apprendono al meglio in gruppo, composto da 6-15 persone, che si incontra regolarmente (almeno una volta alla settimana) per svolgere esercizi in coppia e di gruppo, e in particolare per simulare diverse situazioni.

In ogni incontro, un ruolo centrale è svolto dal conduttore (che può variare da una sessione all’altra), il quale prepara in anticipo l’argomento della lezione, ne elabora il piano e organizza lo svolgimento.

Le modalità superiori e la psicoterapia.

A prima vista, lo studio delle modalità superiori sembra avere poca attinenza con la psicoterapia, non più di quanto ne abbia l’apprendimento di una lingua straniera. Tuttavia, la pratica dimostra che non è così: l’apprendimento di modalità insolite e “scomode” per l’individuo, semplici e (soprattutto) complesse e composite, non passa inosservato alla sua psiche. In lui hanno inizio processi profondi, che a volte portano alla consapevolezza di problemi fino ad allora nascosti, ma più spesso vengono semplicemente filtrati nel corso delle lezioni, senza alcuna particolare presa di coscienza. Gli studenti percepiscono questi processi in modo inequivocabilmente positivo; ad esempio, spesso si sente dire che lo studente acquisisce un forte sostegno psicologico e una maggiore stabilità, diventa più calmo, più tollerante verso gli altri, li comprende meglio e inizia (senza sforzi particolari) a godere di maggiore rispetto o affetto da parte di familiari, amici e colleghi.

Si possono utilizzare le modalità superiori per la psicoterapia? Secondo l’autore, senza dubbio sì, e questo tipo di terapia risulta molto delicato per la psiche; tuttavia, dovrebbe essere praticata da uno specialista-psicoterapeuta. D’altra parte, lo studente che apprende le modalità superiori non deve necessariamente essere uno psicoterapeuta, né professionista né improvvisato; è sufficiente che lo faccia per amore dell’arte della comunicazione e con l’obiettivo di imparare a comprendere meglio gli altri e interagire con loro in modo più adeguato. I suoi problemi psicologici e sociali specifici è meglio non affrontarli direttamente nel corso dello studio del materiale.

Gli obiettivi del libro.

Il libro che si propone al lettore è una guida pratica allo studio delle modalità degli archetipi superiori, o, più brevemente, delle modalità superiori. È stato concepito dall’autore come uno strumento grazie al quale il lettore interessato alla psicologia pratica può imparare, da un lato, a comprendere meglio sé stesso e gli altri, e dall’altro, a esprimere con maggiore precisione e perfezione i propri sentimenti, pensieri e intenzioni. Tuttavia, questi obiettivi sono solo iniziali. Qualsiasi professionista della comunicazione – che si tratti di uno psicoterapeuta, un avvocato, un drammaturgo, un regista, un commerciante, un amministratore delegato, un insegnante o un diplomatico di qualsiasi livello – potrà trovare un’applicazione diretta delle modalità superiori nella propria professione e, col tempo, si stupirà di come abbia fatto a farne a meno fino ad allora.

Possibili risultati.

Come effetti collaterali di un apprendimento prolungato (un anno o più) delle modalità superiori, sono tipici i seguenti:

  • lo studente inizia a sentirsi molto più a suo agio in tutte le situazioni comunicative; in particolare, scopre possibilità di manovra là dove prima vedeva solo mosse obbligate;
  • aumenta il livello di comprensione degli altri da parte dello studente; in particolare, si rende conto che gran parte di ciò che prima percepiva come comportamento inappropriato, stupido o inadeguato degli altri è in realtà nient’altro che una forma (organica per loro) di espressione e automanifestazione. Di conseguenza, cresce la tolleranza dello studente verso le persone e i fenomeni sociali, e inizia a godere di maggiore affetto da parte degli altri;
  • aumenta notevolmente l’attenzione dello studente verso le persone e le situazioni che lo circondano (poiché padroneggia in gran parte un linguaggio adeguato per descriverle), che diventano più interessanti e ricche di significato; spesso scompare la domanda su come “ammazzare il tempo” durante conversazioni forzate con interlocutori noiosi o in situazioni prive di senso. In molti casi, lo studente può comunicare agli altri i loro problemi, soprattutto quelli comunicativi;
  • cresce il potenziale sociale dello studente: gli altri iniziano a trattarlo con rispetto, ascoltano le sue parole, gli obbediscono più facilmente; d’altra parte, la sua volontà confligge meno con quella altrui e con le loro disposizioni inconsce. Lo studente diventa (quando necessario) molto più diplomatico, attento, sincero e diretto; aumenta la sua naturale affabilità e capacità di contatto;
  • aumentano le possibilità di automanifestazione dello studente in tutte le situazioni comunicative; l’autoespressione diventa per lui psicologicamente meno pericolosa. Cresce il suo potenziale creativo sia in ambito professionale che amatoriale;
  • aumenta la resilienza psicologica e sociale dello studente; sente che ogni nuova modalità appresa è una “gamba” in più che poggia saldamente sul terreno sociale;
  • lo studente rivaluta molte delle sue situazioni sociali esterne e familiari interne, scoprendo in esse gradi di libertà e possibilità di controllo molto maggiori di quanto immaginasse; molti problemi che prima sembravano irrisolvibili si risolvono da soli o si trovano nuove vie per affrontarli. In particolare, lo studente scopre “chiavi” e metodi di interazione con persone e situazioni.

riguardo a ciò che in precedenza sembrava sostanzialmente impossibile; nel suo mondo interiore, l’allievo riceve un grande sostegno dagli archetipi interiorizzati, che diventano suoi fedeli amici, una sorta di tetto molto alto che indebolisce impercettibilmente o annulla del tutto la forza di molti dei suoi nemici interiori. All’allievo diventano comprensibili i sottili meccanismi dell’autodistruzione (sia interiore che esteriore), e acquisisce le chiavi per risolvere tali problemi interiori, le cui radici gli sono o inaccessibili o ormai irrilevanti per la loro soluzione. Tuttavia, come diceva zio Remo, i dolci sono molto più buoni da mangiare che da ascoltare, perciò l’autore si ferma qui e invita il lettore, nel corso dell’esecuzione degli esercizi proposti di seguito, a valutare in modo autonomo i propri e altrui difetti e pregi, sia palesi che nascosti.

Con rispetto,
Avesalom Podvodny

COMUNICAZIONE E MODALITÀ: concetti principali

Archetipi universali: panoramica.
Comunicazione: trasmissioni e repliche. Protagonista e partner. Modalità. Modalità superiori e umanistiche. Modalità affini e eterogenee. Risposte sintone e antitone. Marcatori di modalità. Tipi di marcatori: deboli, accentuanti e sottolineanti. Marcatori cognitivi e stilistici. Modalità proprie e sinastriche. Trasmissioni monotone e ambitone. Marcatori sinastrici. Modalità semplici e complesse. Risposte complesse sintone e antitone. Sottomodalità e modalità complesse. Trasposizione di modalità complesse. Complementarità. Trasmissioni pure, miste e sovraccariche. Trasmissioni ambivalenti. Modalità generali e intermedie delle trasmissioni lunghe. Formule di transizione modale.

Archetipi universali: panoramica.

Iniziamo dai protagonisti principali del libro: si tratta degli archetipi (modelli universali) della psiche, che non esistono mai isolati, ma sempre in gruppi familiari o “famiglie”. Le famiglie di archetipi affini vengono chiamate archetipi universali. In questo libro verranno esaminati i seguenti archetipi universali: Diadico, Triadico, Olistico, Logistico, Esoterico, Dialettico, Cabalistico, Evolutivo, nonché Semantico e Psicologico; tutti questi sono superiori, tranne gli ultimi due.

Questi archetipi (con diversi gradi di dettaglio) sono trattati nei libri dell’autore citati di seguito. Dal lettore non è richiesto un’approfondita conoscenza di questi testi, ma la loro familiarità faciliterà l’esecuzione di molti esercizi.

L’archetipo diadico è composto da due superiori: si tratta degli archetipi Yang e Yin (principi maschile e femminile nella filosofia cinese). Questi archetipi sono descritti nel libro Archetipi superiori: esperienza di ricerca psicologica.

L’archetipo dialettico è composto da tre archetipi: Creazione, Realizzazione e Dissoluzione. Questi archetipi sono descritti nel libro Archetipi superiori: esperienza di ricerca psicologica.

L’archetipo triadico è composto da tre superiori: Sintetico, Qualitativo e Oggettivo. Questi archetipi sono descritti nel libro Il velo di Maya, o Fiabe per nevrotici.

L’archetipo olistico è composto da due superiori: Globale e Locale. Questi archetipi sono descritti nel libro dell’autore Archetipi superiori: esperienza di ricerca psicologica.

L’archetipo logistico è composto da due superiori: Simbolico e Contenutistico. È descritto nel libro Psicologia per astrologi (lezione 6).

L’archetipo esoterico è composto da quattro archetipi superiori: l’archetipo del Piano Sottile, l’archetipo del Piano Denso, l’archetipo del Canale Orientale e l’archetipo del Canale Occidentale. Questi archetipi sono descritti nel libro Astrologia esoterica.

L’archetipo cabalistico è composto da sette archetipi, corrispondenti ai piani sottili: Atmanico, Buddhico, Causale, Mentale, Astrale, Eterico e Fisico. Questi archetipi sono descritti nei libri Occultismo rovesciato, o Racconto dei sette sottili (capitoli 6 e 9) e Corpi sottili (serie Astrologia cabalistica, parte 1).

L’archetipo evolutivo è composto da sette archetipi, corrispondenti ai livelli evolutivi: gli archetipi Muladhara, Svadhisthana, Manipura, Anahata, Vishuddha, Ajna e Sahasrara. Questi archetipi sono descritti nei libri Occultismo rovesciato, o Racconto dei sette sottili (cap. 9) e Il velo di Maya, o Fiabe per nevrotici.

I due archetipi universali successivi non sono superiori, ma rivestono un’importanza fondamentale nel processo di comunicazione e nelle applicazioni psicologiche (da cui anche i loro nomi).

L’archetipo semantico è composto da tre: l’archetipo del Contesto (o archetipo situazionale), l’archetipo cognitivo (direttamente semantico) e l’archetipo stilistico. Questi archetipi sono stati introdotti (con nomi leggermente diversi) nel libro Psicologia per astrologi (serie Psicologia e astrologia, parte 1, lezione 7).

L’archetipo psicologico è composto da quattro: gli archetipi del Mondo Interno, del Mondo Esterno, dell’Espressione Esterna e della Percezione Interiore. Questi archetipi sono descritti nel libro Archetipi della psiche (serie Psicologia e astrologia, parte 4, lezioni 3, 4 e 5).

Comunicazione: trasmissioni e repliche.

La comunicazione è un processo in cui non è facile isolare elementi e strutture specifiche. Tuttavia, in prima approssimazione, può essere descritta come uno scambio sequenziale di quanti informativo-energetici tra i partecipanti, che lo psicologo americano Eric Berne definisce “transazioni”; questa parola è una calco dell’inglese transaction e significa, in traduzione approssimativa, “influenza diretta”. Dal punto di vista dell’autore, il termine più appropriato è “trasmissione”, e sarà utilizzato in seguito per indicare il contenuto verbale e non verbale che un partner trasmette all’altro durante la comunicazione, nei limiti definiti dalle repliche del secondo partner. Con il termine “replica” si intende qui il componente verbale della trasmissione; può consistere in esclamazioni, frasi o, a volte, in un intero lungo monologo.

Quindi, una comunicazione tipica tra due persone è uno scambio sequenziale di trasmissioni, ma a livello verbale si tratta di repliche. Tuttavia, in realtà, la comunicazione è sempre qualcosa di molto più ampio di un semplice scambio intellettuale di contenuti espressi a parole, e la dimostrazione di questa tesi occupa una parte significativa di questo libro.

Protagonista e partner.

Per comodità di esposizione, chiameremo il personaggio principale di qualsiasi dialogo “protagonista”, mentre il suo interlocutore sarà il “partner”. Negli esempi e nelle scenette in cui questi ruoli non sono esplicitamente indicati, il protagonista è colui che pronuncia la prima replica o il primo personaggio menzionato nella descrizione della scena. Inoltre, con il termine “protagonista” si indica anche l’autore di qualsiasi replica isolata.

Modalità.

L’attivazione di un archetipo nella psiche corrisponde sempre a una specifica modificazione del comportamento umano: esso acquisisce una qualità, o modalità, corrispondente a quell’archetipo. Ad esempio, l’attivazione dell’archetipo Yin nella psiche corrisponde alla comparsa, nel comportamento (e in particolare nelle trasmissioni) della persona, della modalità yin. Un fatto psicologico importante è che ogni persona, nelle proprie e altrui trasmissioni, attribuisce inconsciamente (nell’ambito di ogni archetipo universale) una determinata modalità e si orienta su di essa come su un fattore psicologicamente rilevante.

Modalità superiori e umanistiche.

Le modalità che corrispondono agli archetipi superiori sono dette superiori; tali sono, ad esempio, la modalità yin, quella yang, quella locale e quella globale. Le modalità che si riferiscono agli archetipi Comunicativo e Psicologico (ad esempio, cognitiva, stilistica, esterna e interna) non sono superiori: esse, insieme ad altre, appartengono alle modalità umanistiche.

Modalità affini e eterogenee.

È affine a una data modalità qualsiasi modalità che si riferisce allo stesso archetipo universale. Ad esempio, per la modalità yin l’affine è quella yang. Si definiscono eterogenee le modalità che appartengono a diversi archetipi universali; ad esempio, sono eterogenee la modalità yin e quella globale.

Risposte sintone e antitone.

Il protagonista, rivolgendosi al partner, indica nella sua trasmissione una determinata modalità. Nella sua risposta, il partner può utilizzare la stessa modalità (nell’ambito dello stesso archetipo universale), e in tal caso la sua risposta si definisce sintone, oppure una modalità affine, e allora la sua risposta si definisce antitone. Ad esempio, il protagonista chiede:

— Come stai, Protase?

Nel quadro dell’archetipo dialettico questa domanda si colloca nella modalità di realizzazione. Pertanto, una risposta dialettico-sintonica risuonerà anch’essa nella modalità di realizzazione:

— Sto bene, Veronika!

Una risposta dialettico-antitonica può invece risuonare, ad esempio, nella modalità di dissoluzione:

— Mi abbandono al tramonto della mia esistenza, cara.

Marker di modalità. La modalità può essere espressa nel comportamento di una persona in diversi modi. Spesso, a questo scopo, vengono utilizzati marker specifici, propri esclusivamente di quella modalità, cioè segni, parole, espressioni, gesti e altri mezzi espressivi che permettono di distinguerla dalle altre modalità affini.

Ad esempio, uno dei marker più diffusi della modalità yang è l’imperativo:

— Vieni qui! (yang)

Un marker diffuso della modalità yin è la forma passiva:

— Ero attratto da una forza che mi sovrastava. (yin)

— Ho sognato un sogno. (yin)

Un altro esempio di marker yin sono gli avverbi che indicano lo stato di una persona o di un altro oggetto, ad esempio:

— Ho freddo. (yin)

— Mi sento bene. (yin)

Caratteristici marker della modalità creativa sono le parole “improvvisamente”, “all’improvviso”, “inaspettatamente”:

— All’improvviso mi fu chiaro. (Creat)

Marker frequenti della modalità globale sono le parole “tutti”, “in generale”, “completamente”, “noi”, “del tutto”, l’uso del plurale:

— Ma noi tutti siamo già qui. (Glob)

Marker della modalità locale sono le parole “pezzo”, “parte”, “punto”, “frammento”, ad esempio:

— Il Polo Nord è il punto più ambito della superficie terrestre. (Lok)

Tipi di marker: deboli, accentuanti e sottolineanti. La modalità della trasmissione può essere contrassegnata con diversi gradi di evidenza: può risuonare come un semplice accenno, essere accentuata o sottolineata in modo specifico. Di conseguenza, si distinguono i marker: deboli, accentuanti e sottolineanti (forti).

Un marker debole definisce la modalità della trasmissione senza ricorrere a marker di modalità affini.

Un marker accentuante indica questa modalità come tale.

Un marker sottolineante non solo indica questa modalità, ma la contrappone a quelle affini.

Ad esempio, un marker strumentale debole è la presenza nella replica di un concetto non chiave, che non era stato menzionato nella conversazione precedente:

— Non hai provato a rassegnarti?

Un marker strumentale accentuante è l’introduzione nella conversazione di un nuovo concetto chiave:

— Ho l’idea di andare in montagna.

Un marker strumentale sottolineante è l’introduzione nella conversazione di un nuovo nome proprio:

— Piacere, Manefa: questo è il mio amico Pafnutij!

Marker cognitivi e stilistici. Un marker può indicare la modalità in modo diretto — in questo caso si chiama cognitivo — oppure attraverso caratteristiche stilistiche del linguaggio, l’intonazione o i gesti del protagonista, e in questo caso si chiama stilistico.

Esempio di marker cognitivo yang è l’imperativo:

— Vieni con me, Aglaia!

Esempio di marker stilistico yang è l’intonazione imperativa del linguaggio e lo sguardo diretto al partner:

— (con tono imperativo, guardando dritto negli occhi) Vieni!

Modalità propria e sinastrica. Spesso, nella trasmissione, oltre alla sua modalità propria, viene indicato (in modo diretto o indiretto) in quale modalità debba risuonare la risposta del partner. Questa modalità di risposta si chiama modalità sinastrica di questa trasmissione.

Ad esempio, nella trasmissione:

— (al telefono) Noi siamo tutti già da Veronika, e tu dove sei, a casa tua o al lavoro? (Lok; Lok)

la modalità propria è locale e quella sinastrica è anch’essa locale.

Nella trasmissione:

— E tu, Egor, è meglio che ti rilassi e stai zitto. (Yang; Yin)

la modalità propria è yang, mentre quella sinastrica è yin.

Trasmissioni monotone e ambitoniche. Una trasmissione in cui (nel quadro di un dato archetipo universale) coincidono la modalità propria e quella sinastrica si chiama monotona; se queste modalità sono diverse, la trasmissione si chiama ambitonica.

Ad esempio, la trasmissione:

— Parfen, siate più concreti. (Glob; Lok)

ha modalità propria globale e sinastrica locale, quindi è olisticamente ambitonica.

La trasmissione:

— Che bello se potessimo restare in silenzio, semplicemente ascoltando la musica della natura. (Yin; Yin)

ha sia modalità propria che sinastrica yin, quindi è diadicamente monotona.

Marker sinastrici. I marker modali che servono a indicare al partner in quale modalità debba reagire si chiamano sinastrici.

Ad esempio, la parola “dove” nella domanda rivolta al partner presuppone una modalità di risposta locale (“Dove nel nostro zoo si trova la voliera con i cervi?”) e, quindi, è un marker sinastrico locale.

La parola “risolvi” nella frase:

— E allora risolvi una volta per tutte: vai allo zoo o no!

implica una modalità di reazione yang del partner e, quindi, è un marker sinastrico yang.

Modalità semplici e complesse. Le modalità degli archetipi superiori sono come mattoni di base della comunicazione; nel seguito della trattazione spesso vengono chiamate modalità semplici. Nelle azioni umane, le modalità semplici eterogenee spesso si combinano tra loro; in questo caso parliamo di modalità complesse. Pertanto, una modalità complessa è la sovrapposizione di due o più modalità semplici eterogenee. Nella formula della modalità complessa le sue componenti semplici vengono scritte separate da un trattino, ad esempio: yang-lok (si legge: modalità yang-locale), oppure creativo-yin-globale (si legge: modalità creativa-yin-globale).

Esempi:

— Inesa, portami un pezzo di torta. (Yang-Lok)

— E all’improvviso ci siamo sentiti tutti così bene! (Creativo-Yin-Globale)

Risposte complesse-sintoniche e complesse-antitoniche. Se nel quadro dell’analisi vengono presi in considerazione due (o più) archetipi universali, la sintonìa della risposta prevede la sintonìa per ciascuna delle modalità considerate — e analoga è la richiesta per la risposta antitonica.

Ad esempio, consideriamo la replica del protagonista:

— Rjurik, avvicinati alla finestra destra. (Yang-Lok)

Nel quadro dell’archetipo diadico questa trasmissione ha modalità yang, mentre nel quadro di quello olistico ha modalità locale. Pertanto, una replica diadico-olisticamente sintonica in risposta dovrebbe avere anch’essa modalità yang-lok, ad esempio:

— Ma cosa c’è, Virginia, ti sono venuto a noia a tavola? (Yang-Lok)

Una risposta diadico-olisticamente antitonica in questo caso dovrebbe avere modalità yin-globale:

— Sì, capisco: la disposizione è la cosa principale. (Yin-Globale)

Sottomodalità e modalità complesse. Le modalità semplici omogenee possono combinarsi tra loro, dando origine a una modalità complessa. In questo caso, una di esse è principale e l’altra ausiliaria, e funge da tono o sfumatura che si aggiunge alla modalità principale e la colora — senza però annullarla. Questa seconda (ausiliaria) modalità, in questo caso, si chiama sottomodalità. Pertanto, una modalità complessa si costruisce come segue: si prende una modalità di un archetipo universale come principale e poi la si precisa con una modalità affine; quest’ultima in questo caso si chiama sottomodalità e, nella formula della modalità complessa, viene messa tra parentesi, ad esempio: yin(yang) o yang(yang).

Nel linguaggio parlato, le modalità complesse si pronunciano così: yin(yang) — “modalità yin con sottomodalità yang”, oppure semplicemente “modalità yin-yang”; yang(yang) — “modalità yang con sottomodalità yang”, oppure “modalità yang-yang”.

Esempi di repliche in modalità complesse:

— Si accomodi, Nicodemo, e si senta come a casa sua! (Yang(Yin))

— Caterina la troverete nella stanza a destra, sul divano blu vicino alla finestra. (Lok(Lok))

È importante capire che nella modalità complessa la sottomodalità non annulla mai quella principale, ma vi aggiunge solo una sfumatura. La modalità principale caratterizza la trasmissione nel suo complesso (la sua situazione di base), mentre la sottomodalità ne dà lo sviluppo (una precisazione) o un’accentuazione aggiuntiva.

Trasposizione della modalità complessa. La trasposizione è chiamata la trasformazione di una modalità complessa in cui la modalità principale e quella di sottomodalità si scambiano di posto, cioè la modalità principale diventa sottomodalità e viceversa.

Ad esempio, in seguito a trasposizione dalla modalità yin(yang) si ottiene la modalità yang(yin).

— Si accomodi, Nicodemo, su questo divano, e si senta come a casa sua! (Yang(Yin))

— Sarà un vero piacere per me, Nicodemo, se vorrà accomodarsi su questo divano. (Yin(Yang))

Esteriormente, le trasmissioni con modalità mutualmente trasposte possono sembrare simili, ma psicologicamente sono profondamente diverse.

Complementarietà. Il termine “complementarietà” lo dobbiamo allo psicologo americano Eric Berne; nella traduzione dall’inglese questa parola significa “aggiuntività”.

Tuttavia di seguito questa parola viene utilizzata in un’accezione più ampia: la complementarità della trasmissione del partner (nell’ambito di questo archetipo universale) implica la corrispondenza della sua modalità alle aspettative del protagonista (espresse direttamente o indirettamente nella sua ultima trasmissione), vale a dire l’aderenza ai marcatori sinastrici della sua trasmissione. Pertanto, la risposta del partner è complementare se la sua modalità coincide con la modalità sinastrica della precedente trasmissione del protagonista. La complementarità della risposta significa che la persona segue leggi di comunicazione non scritte e perlopiù inconsce, quindi l’interazione con essa risulta comoda per il partner (il che, tra l’altro, non garantisce affatto l’accordo su questioni sostanziali). Se invece la risposta non corrisponde alle modalità essenziali per il richiedente (espresse nei marcatori sinastrici diretti o indiretti), essa viene definita non complementare. Ad esempio, consideriamo questo dialogo. Un alunno di prima elementare torna da scuola il 1° settembre. La mamma gli chiede:
– Allora, ti è piaciuto a scuola?
– Il panino aveva la marmellata senza sapore.
Questa risposta è olisticamente non complementare: la mamma chiede una valutazione in modalità globale (come evidenziato dal marcatore sinastrico globale “a scuola”), ma riceve una risposta locale, che probabilmente non la soddisferà.

Trasmissioni pure, miste e sovraccariche.
Una trasmissione in cui (nell’ambito di questo archetipo universale) sono presenti marcatori di una sola modalità viene definita pura. In caso contrario, cioè quando nella trasmissione sono presenti marcatori di due o più modalità affini, essa viene definita mista, e determinarne la modalità non è sempre semplice. Anzi, diversi interlocutori possono avere opinioni divergenti al riguardo, attribuendo enfasi diverse e considerando diversamente la situazione esterna.

Esempio di trasmissione puramente yang:
– (guardando dritto negli occhi, con fermezza) Vai, Paramone!

Esempio di trasmissione mista diadica:
– (guardando dritto negli occhi del partner, con tono accusatorio) Sarebbe molto bello, Eraste, se uno di noi due si scusasse con l’altro!

Una trasmissione mista in cui due o più modalità affini sono rappresentate da marcatori che ne accentuano o sottolineano il significato viene definita sovraccarica. Essa viene spesso percepita dal partner come psicologicamente pesante, tanto che non è chiaro come interpretare il protagonista e come rispondere. La modalità di una trasmissione sovraccarica è oggettivamente difficile da determinare, e di solito sia il protagonista che il partner la interpretano secondo il proprio arbitrio (o l’inconscio); pertanto, le trasmissioni sovraccariche risultano spesso ambivalenti (cfr. il punto successivo).

Esempio di trasmissione dialetticamente sovraccarica:
– Come, hanno fucilato di nuovo Rabinovič?
In questa trasmissione sono presenti marcatori di tutte e tre le modalità dialettiche (strumentale, attuativa e dissolvente).

Trasmissioni ambivalenti.
Una trasmissione viene definita ambivalente (nell’ambito di questo archetipo universale) quando per il protagonista ha una modalità e per il partner ne ha una affine (non va confusa con la trasmissione ambitonale, cfr. sopra). Ad esempio, la replica di un marito che parte improvvisamente per lavoro, rivolta alla moglie:
– Vado a un incontro di lavoro e tornerò tra un paio d’ore.
è dialetticamente ambivalente: per lui stesso questa informazione suona in modalità attuativa, mentre per lei in modalità creativa.

Modalità generale e intermedie di trasmissioni lunghe.
Se una trasmissione è lunga e composta da più frasi (due, tre o più), le loro modalità (nell’ambito di questo archetipo universale) possono risultare diverse: questa è la regola, non l’eccezione. La modalità generale di una tale trasmissione viene solitamente (le eccezioni sono molto rare) determinata dalla modalità dell’ultima frase. Nel seguente esempio, dopo ogni frase è indicata tra parentesi la sua modalità diadica:
– Ecco, ora sono sola al mondo. (yin)
Nessuno mi aiuterà mai. (yin)
Non c’è nulla di peggio della solitudine e del tradimento. (yin)
Quindi vattene per sempre, Porfirij! (yang)
La modalità generale di questa trasmissione è chiaramente yang, sia per la percezione del protagonista che per quella del partner.

Formule di transizione modale.
Non tutte le sequenze di modalità intermedie in una trasmissione lunga sono valide: in un comunicatore esperto e abile, esse si susseguono secondo schemi precisi, o formule di transizione modale. Ad esempio, il monologo sulla solitudine citato sopra è costruito secondo la formula “contrapunto yang”: yin – yin – yin – yang. Esistono diverse formule standard di transizione modale, ciascuna utilizzata in circostanze ben precise. Ecco, ad esempio, una trasmissione secondo la formula “rana olistica” loc – glob – loc:
– Mi fa tanto male il nasino! (loc)
Che fastidio quando fa male! (glob)
Proprio la punta, capisci?! (loc)

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