serie “Cabalistica astrologia” Parte 2 SEGNI ZODIACALI
Introduzione
Capitolo 1. Ariete
Capitolo 2. Toro
Capitolo 3. Gemelli
Capitolo 4. Cancro
Capitolo 5. Leone
Capitolo 6. Vergine
Capitolo 7. Bilancia
Capitolo 8. Scorpione
Capitolo 9. Sagittario
Capitolo 9. Sagittario
Capitolo 12. Pesci
Parte 2
INTRODUZIONE
Nella cabalistica astrologia i segni zodiacali rappresentano i principali canali (e i flussi informativo-energetici che li attraversano) dell’organismo umano, composto da sette corpi sottili. Questi canali collegano tra loro i corpi adiacenti. I primi sei segni zodiacali simboleggiano i canali discendenti: Ariete – dal corpo atmico a quello buddhico; Toro – dal corpo buddhico a quello causale; Gemelli – dal corpo causale a quello mentale; Cancro – dal mentale all’astrale; Leone – dall’astrale all’etereo; Vergine – dall’etereo al fisico; gli ultimi sei segni, invece, simboleggiano i canali ascendenti: Bilancia – dal fisico all’etereo; Scorpione – dall’etereo all’astrale; Sagittario – dall’astrale al mentale; Capricorno – dal mentale al causale; Acquario – dal causale al buddhico; Pesci – dal buddhico all’atmico.
Schema alchemico (corpi sottili e principali flussi dell’organismo)
I dodici canali citati (qui di seguito chiamati zodiacali) non esauriscono tutti i collegamenti dell’organismo; in generale, esistono comunicazioni dirette tra ogni coppia di corpi, ma i canali zodiacali sono i principali: sono più potenti e, in un certo senso, più naturali rispetto agli altri, e proprio tramite essi viene effettuato il principale bilanciamento dell’organismo. Se i canali zodiacali sono in generale in ordine, la persona recupera rapidamente l’equilibrio dell’organismo. Le lesioni più gravi dei corpi sottili (leggasi – in caso di gravi colpi del destino) si ripercuotono direttamente su di essi, e la loro correzione con metodi ordinari (ovvero manipolando non più di quel corpo) risulta poco efficace, poiché si cura il sintomo e non la causa principale della malattia.
L’igiene dell’organismo include la cura delle sue 19 unità strutturali fondamentali: sette corpi e dodici canali zodiacali; tuttavia, non tutte le loro alterazioni la persona moderna è incline a considerarle come malattie, disfunzioni o, in generale, qualcosa che meriti seria attenzione e, a maggior ragione, correzione. Di fatto, la società considera malattia solo le alterazioni del corpo fisico accompagnate da forte dolore o febbre, nonché l’estremo esaurimento del corpo etereo e astrale e una patologia mentale acuta; dei corpi superiori, invece, quasi nessuno si preoccupa seriamente – si tratta, per così dire, di un aspetto facoltativo.
Per quanto riguarda le distorsioni dei flussi zodiacali, quest’area è quasi del tutto terra incognita, un territorio inesplorato di cui si può solo supporre l’esistenza in base a indizi indiretti, sebbene nel disturbo dell’equilibrio generale dell’organismo essi abbiano un ruolo non meno importante dei difetti dei corpi sottili in sé.
La situazione si complica ulteriormente dal fatto che tutte le persone sono strutturate diversamente sia per quanto riguarda i corpi sottili sia per i canali zodiacali: sia gli uni che gli altri possono essere costituzionalmente più forti o più deboli, in grado di sopportare meglio o peggio diversi carichi, richiedere cure più o meno accurate e così via. Inoltre, i difetti di un dato canale possono ripercuotersi in un punto completamente diverso dell’organismo – come, ad esempio, le manifestazioni degli aspetti arcuati dell’oroscopo, che collegano canali zodiacali e corpi sottili distanti.
Perché mai non riesco a portare a termine i miei piani nella vita? O falliscono per cause “oggettive”, cioè indipendenti da me, o sono io stesso a perdere presto interesse e a non portarne a termine nessuno, o semplicemente li dimentico, o risultano noiosi e per nulla come li avevo immaginati. Forse il problema risiede nel Capricorno, e si tratta di una grave alterazione dell’organismo che va curata, altrimenti ne risentirà e perderà l’equilibrio l’intera persona, non solo il corpo causale, come ingenuamente potrei pensare.
In generale, le cause di un cattivo funzionamento del canale del Capricorno possono essere due: o il canale è davvero in cattivo stato, o lo sto sfruttando in modo scorretto (ovviamente, è possibile anche la combinazione di queste circostanze). In ogni caso, l’elaborazione di questo canale prevede, da un lato, il suo perfezionamento: ampliamento dello spettro delle vibrazioni trasmesse, riduzione dei rumori e delle perdite e così via, e dall’altro l’adattamento del corpo mentale alle sue caratteristiche, in primo luogo – una preparazione speciale del materiale informativo-energetico in entrata, che giunge al canale come risultato della meditazione mentale.
Se il Capricorno è poco sviluppato, la persona non è in grado di occuparsi di più di un compito alla volta e deve ponderare a lungo e attentamente ogni sua azione, altrimenti fallisce; ciò non significa, tuttavia, che il canale sia danneggiato. Si può parlare di un difetto significativo del canale del Capricorno solo se i fallimenti dei piani avvengono indipendentemente dalla cura nella preparazione mentale – ma in questo caso può risentirne anche lo stato generale del corpo causale.
Ad esempio, se nell’oroscopo è presente una quadratura tra Ariete e Capricorno, nei progetti pratici della persona si insinuerà costantemente, in modo invadente e apparentemente disarmonico rispetto a essi, il corpo atmico, ossia, in altre parole, la volontà divina, e finché la persona non imparerà a scorgere in ogni sua azione una sfumatura di scopo superiore, il flusso delle sue azioni si realizzerà in modo del tutto diverso da come lo aveva pianificato.
Un altro esempio: un oroscopo con opposizione planetaria tra Cancro e Capricorno. In questo caso, la persona deve imparare a monitorare attentamente che i risultati emotivi e quelli operativi delle sue meditazioni non entrino in contraddizione tra loro (a cui sarà molto incline), poiché se un piano d’azione razionalmente elaborato risulterà per lei (anche solo a livello inconscio) emotivamente inaccettabile, nel corso della sua realizzazione insorgerà una tale resistenza da spezzare l’intera trama o provocare una crisi emotiva.
Pertanto, la presenza del Capricorno nel tema simboleggia alcune peculiarità del corrispondente canale nell’organismo, a cui occorre adattarsi a lungo, modificando al contempo parzialmente il canale stesso; in caso contrario, il corpo causale soffrirà la fame o diventerà un campo di battaglia per flussi disarmonici di eventi. Considerazioni analoghe possono essere estese anche agli altri canali zodiacali, e la debolezza di un segno (ad esempio, l’assenza di pianeti al suo interno) non significa affatto che non vada elaborato o che non sia legato ad alcun problema. Spesso sono proprio i segni deboli a causare i principali problemi di una persona tra i 30 e i 40 anni, proprio perché nel corso della vita i canali corrispondenti sono stati quasi del tutto ignorati, non puliti, non ordinati, non coltivati. Con i segni forti, o addirittura colpiti, la persona si è dovuta confrontare prima o poi, mentre per gli altri spesso non c’è stato tempo – e i risultati sono risultati disastrosi.
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Ogni corpo sottile può essere paragonato a una foresta, e le sue meditazioni al naturale processo di crescita e fioritura di ogni sorta di vegetazione al suo interno. Nel corso del suo sviluppo, esso subisce l’influenza diretta del corpo superiore e di quello inferiore, i cui effetti vengono percepiti dal corpo in modo del tutto diverso. Le trasmissioni provenienti dal corpo superiore vengono energeticamente recepite come una luce che giunge dal cielo e porta l’energia più elevata tra quelle proprie di quel corpo; nella nostra metafora, questa è l’energia che consente la fotosintesi e la crescita della flora. Le trasmissioni informative del corpo superiore sono come prototipi delle forme future – semi di erbe, arbusti e alberi. Pertanto, il corpo superiore funge da architetto che progetta la struttura e la composizione della futura foresta – ma non il materiale di cui sarà composta. Questo materiale, cioè acqua e terreno, viene invece fornito dal corpo inferiore (e, in una certa misura, dal corrispondente piano del mondo sottile).
Inoltre, il corpo sottostante fornisce al corpo sovrastante energia — quella delle vibrazioni più basse tra quelle che gli appartengono — e viene percepita come potente, ma caotica e incontrollabile: deve essere debitamente domata e coltivata per poterla utilizzare in modo costruttivo. Nella nostra metafora, questa forza è anche racchiusa nelle risorse minerarie sotterranee — carbone, petrolio, uranio, ecc. Nel regno vegetale, questa energia si manifesta come forza vitale che spinge piante e animali a esistere, riprodursi e sopravvivere, nonostante tutto, nelle condizioni più difficili.
Quindi, l’informazione energetica che ordina e dà forma proviene dal corpo sovrastante, mentre il terreno e la forza vitale fondamentale, cioè l’impulso basilare alla manifestazione e alla materializzazione, provengono dal corpo sottostante. Se il primo flusso è notevolmente più forte del secondo, ne risulta qualcosa di simile a un giardino giapponese di due metri quadrati, estremamente coltivato; se, invece, è il secondo flusso a essere decisamente più intenso, si genera qualcosa di simile alla fitta giungla amazzonica, brulicante di una varietà caotica e bizzarra di flora e fauna in competizione tra loro.
Ciascun corpo sottile, a sua volta, produce come risultato della sua attività materiale di partenza da trasmettere sia al corpo sovrastante che a quello sottostante. Al corpo sovrastante (in teoria) arrivano i frutti migliori della meditazione di riferimento: ad esempio, sentimenti raffinati e verificati formano il terreno su cui crescono i pensieri (Sagittario); i pensieri più accurati, attentamente “elaborati”, diventano la base delle azioni future (Capricorno); le conclusioni delle peripezie della vita gettano le basi per la formazione delle posizioni esistenziali (Acquario), e così via.
Al contrario, nel corpo sottostante giunge, per così dire, il residuo secco della meditazione: tronchi secchi, foglie cadute, petali staccatisi — ciò che, dal punto di vista di quel corpo, è già morto, ma diventa fonte di luce e struttura fondamentale delle forme del corpo sottostante. Qui, gli eventi accaduti diventano il nucleo del ragionamento (Gemelli), mentre l’emozione vissuta si trasforma in un’agitazione eterea (Leone), che si conclude in un determinato movimento o gesto (Vergine).
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I corpi sottili con numeri dispari (atmanico, causale, astrale, fisico) sono, in un certo senso, sintetici: le loro meditazioni procedono in modo lineare, tanto che in ogni momento della vita di una persona esiste una direzione principale del percorso esistenziale, si verifica un evento, si prova un’emozione e si compie un’unica azione. Dal punto di vista esterno, tutto ciò può apparire piuttosto complesso, ma soggettivamente viene sempre vissuto in modo coerente.
Al contrario, i corpi con numeri pari (buddhiale, mentale, etereo) possono essere definiti analitici, poiché le loro meditazioni procedono lungo più direzioni contemporaneamente: una persona possiede solitamente diversi talenti, valori e programmi per realizzarli, attuati in parallelo, più modi di pensare e percezioni mentali parallele, e una molteplicità di altre possibilità.
I canali zodiacali che collegano i corpi sintetici a quelli analitici sono chiamati, in seguito, analitici (nella tradizione astrologica sono detti maschili); al contrario, i canali zodiacali che collegano i corpi analitici a quelli sintetici sono detti sintetici (nella tradizione astrologica sono detti femminili).
Quindi, l’Ariete, essendo un segno analitico, trasforma un unico ideale ispiratore, ma alquanto indefinito, in un intero sistema di valori e in una molteplicità di programmi per realizzarli, che il (sintetico) Toro sintetizza in un flusso sequenziale di eventi, il quale viene analizzato dai (analitici) Gemelli, trasformandosi in molteplici percorsi di valutazione mentale. Il (sintetico) Cancro raccoglie in un unico flusso emozionale, che, grazie al (analitico) Leone, si differenzia in molteplici sensazioni eteree, che vengono raccolte dalla (sintetica) Vergine in un’unica danza del movimento umano nello spazio circostante. Questa danza viene differenziata dai (analitici) Bilancia in un terreno variegato per il corpo etereo, le cui meditazioni vengono raccolte dallo (sintetico) Scorpione in un terreno per le emozioni future, i cui frutti vengono diffusi dal (analitico) Sagittario nel corpo mentale, le cui meditazioni vengono sintetizzate dal (sintetico) Capricorno in un terreno per azioni ed eventi, che attraverso il (analitico) Acquario fornisce un terreno molteplice per la formazione di valori esistenziali, dei quali i migliori vengono infine raccolti dalle (sintetiche) Pesci nella terra in cui fiorisce il fiore della missione umana.
Il canale zodiacale doppio per un segno è quello che collega gli stessi corpi sottili, ma in direzione opposta: ad esempio, il canale doppio dell’Ariete è quello delle Pesci, quello del Toro è quello dell’Acquario, quello dei Gemelli è quello del Capricorno, e così via. L’equilibrio dei flussi dei segni doppi è fondamentale per il benessere generale. Gli Acquario, ad esempio, necessitano di misure speciali per raggiungere l’equilibrio psicologico e faticano a comprendere il ritmo del proprio destino, che prevede un’enorme quantità di lavoro per raggiungere i propri valori e segni estremamente scarsi di eventi concreti che li sostengano nelle loro posizioni esistenziali — ma a questi segni devono imparare a essere molto attenti e a non aspettarsi nulla di più sostanzioso. Tuttavia, il compito di una persona con un Acquario forte e un Toro debole è probabilmente ancora più difficile: deve imparare a lavorare molto su se stessa a livello psicologico, trarre conclusioni serie anche da flussi di eventi apparentemente insignificanti — solo in questo modo riuscirà a raggiungere i propri obiettivi e a realizzare i propri valori con piccoli, ma concreti sforzi. Questa situazione genera una psiche di tipo qualitativamente diverso: la persona ha bisogno di un’elaborazione costante e profonda del flusso di eventi, che sostiene, indebolisce o corregge le sue posizioni e valori esistenziali; il suo compito principale consiste proprio in questa correzione e solo in minima parte nell’affermazione delle proprie posizioni attraverso l’attività pratica.
Capitolo 1 ARIETE
Canale analitico dal corpo atmanico a quello buddhiale
«Io sono il Signore!»
Vangelo di Giovanni 6:29
La natura del Divino è sottile; anche nei casi in cui il corpo atmanico si manifesta in modo del tutto evidente e il soffio della missione diventa chiaro per la persona, può essere difficile dire in cosa si esprima, poiché le azioni e le imprese concrete appartengono al piano causale e, quindi, danno solo un’idea approssimativa dei fiori della missione atmanica — allo stesso modo in cui, ad esempio, movimenti fluidi possono far intuire le emozioni che animano una persona, ma risulta difficile trarre conclusioni precise.
La manifestazione più chiara della missione va cercata non nel corpo causale, ma in quello buddhiale, cioè nei cambiamenti che avvengono costantemente (o, in ogni caso, richiesti dal karma alla persona) nella sua psiche, psicologia, visione esistenziale e, soprattutto, negli accentuamenti del sistema di valori. Che la persona lo voglia o no, tutta la sua vita è dedicata al raggiungimento di valori esistenziali (in parte consapevoli e in parte inconsci), quindi i cambiamenti in essi segnano una svolta nel percorso esistenziale — netta o graduale, a seconda del carattere del flusso arieteo nel periodo di vita della persona.
Un forte coinvolgimento dell’Ariete spesso genera nella persona la sensazione di essersi scoperta: come se dalla sua anima cadessero dei veli e, in una luce vivida, emergesse la verità su ciò che è principale e ciò che è secondario nella vita — nella sua vita, così diversa da quella di tutti gli altri esseri umani al mondo. Si tratta di un’esperienza straordinariamente ispiratrice e potente, che, tuttavia, deve essere assimilata dal corpo buddhiale durante le sue successive meditazioni — queste, nella loro variante costruttiva, sono chiamate “lavoro su di sé”.
Il flusso dell’Ariete fornisce al corpo buddhiale semi per le future piante e l’energia solare, dalla quale inizia a crescere intensamente tutta la flora buddhiale senza eccezioni — sia grano che loglio — cioè vengono ravvivati sia i valori autentici che quelli illusori, e la persona prova l’entusiasmo necessario per essi. Ciò che farà con questo entusiasmo dipende dal livello di elaborazione dell’Ariete. Tuttavia, molto più frequente è un coinvolgimento debole del canale arieteo, che può passare del tutto inosservato o essere vissuto come un leggero rimorso di coscienza, un fremito di senso del dovere verso se stessi, una certa insoddisfazione interiore non del tutto chiara o disagio, una voce interiore sottile ma persistente o una sensazione che, pur possedendo la persona in quel momento, la ascolta o la avverte. E sebbene la riflessione successiva e la repressione possano mettere in dubbio la veridicità di questa esperienza, nel momento iniziale essa è inconfutabile — tale è il soffio delle energie atmaniche.
L’inclusione del canale dell’Ariete viene percepita come un rafforzamento della vita interiore, un acuirsi della percezione del mondo, un interesse per temi astratti e persino filosofici. Dalle profondità dell’inconscio possono emergere rappresentazioni del destino, della provvidenza divina, del concetto di morte o della fugacità dell’esistenza — ma tutto ciò rimane vago, non strutturato e, per questo, la persona non riesce a coglierlo appieno. D’altro canto, la mancanza di trasmissioni arietine viene avvertita come una grigia monotonia esistenziale, un tedio interiore, una perdita di interesse verso ciò che, apparentemente, costituisce i valori e i programmi più importanti della propria vita.
In altre parole, in condizioni normali l’Ariete sostiene le posizioni vitali dell’individuo e rafforza i suoi principali programmi esistenziali, un effetto che si percepisce chiaramente a tutti i livelli di elaborazione del canale. Allo stesso tempo, le energie arietine sostengono anche i tratti fondamentali del carattere umano: se qualcuno — un amico, un nemico, un maestro o una persona amata — tenterà di modificare l’individuo, sarà necessario lavorare innanzitutto sul flusso arietino, sia per contrastarlo che per cercare compromessi. Pertanto, nei periodi stabili della vita, le energie dell’Ariete vengono percepite come quelle che sostengono questa stabilità e la proteggono con forza da influenze esterne. Al contrario, nei momenti di crisi e di bruschi cambiamenti esistenziali, le energie arietine vengono avvertite come fonte di distruzione fatale delle strutture più intime e stabili del quadro esistenziale, dei valori principali e delle abitudini consolidate. In tali circostanze, le energie dell’Ariete assumono l’aspetto di un destino puro, anche se va detto che anche nei periodi stabili della vita esiste una sfumatura di destino negli influssi arietini: ad esempio, può essere fatale per una persona non avere mai figli (Luna in Ariete colpita; se in quadratura con Marte o Saturno, può generare in alcuni ambiti relazionali un’invincibile gelosia o un’ineluttabile persecuzione da parte delle donne che la circondano (Venere forte in Ariete).
Un segno caratteristico di una forte attivazione dell’Ariete è l’amore che si accende nel cuore della persona, aprendovi forze e capacità straordinarie — un amore di qualsiasi genere: per un’altra persona, per un collettivo, per un popolo, per una professione e così via. Nella sua variante negativa, può trattarsi di un odio altrettanto intenso, accompagnato da desiderio di vendetta o distruzione — un’energia che sostiene valori buddhiali negativi. L’Ariete, quindi, porta con sé “passioni fatali” — o la loro totale assenza. Tuttavia, spetta all’individuo decidere il livello di realizzazione di queste passioni: gli stessi aspetti dell’Ariete possono generare un donnaiolo incallito, un sessuologo qualificato, un artista brillante o un mistico che comunica direttamente con la Vergine Maria. Nelle trasmissioni arietine, anche le più deboli, è sempre presente un elemento di verità esistenziale assoluta, che a volte induce in errore anche le menti più penetranti. Il fatto è che la verità soggettiva importante per questa persona non è necessariamente significativa per gli altri e può risultare irrilevante — ma questa circostanza, che è ormai un luogo comune a livello mentale, viene stabilita con grande sofferenza e perdite sul piano buddhiale da ogni individuo separatamente!
È molto difficile accettare interiormente il fatto che ciò che è essenziale e fondamentale per me possa non solo lasciare indifferenti, ma risultare davvero inutile o irrilevante per un altro — e, di norma, è proprio così — semplicemente per rendersene conto, le persone si comprendono ancora troppo poco e in modo superficiale. Tuttavia, l’inutilità o l’irrilevanza per gli altri delle mie trasmissioni arietine non annulla affatto la loro straordinaria importanza per me, e questo va ben compreso.
I lievi rimorsi di coscienza, le sensazioni appena percettibili di disagio, di scomodità, di comportamento scorretto o di disagio etico sono i migliori segnali di avvertimento della karma personale, e il corpo atmanico li invia costantemente al piano buddhiale. Lo scopo principale della vita umana è l’adempimento della sua missione personale, e per questo è necessario percorrere un cammino lungo e tortuoso, il cui valore risiede molto più nelle esperienze vissute che nella distanza percorsa, tanto che la direzione del percorso risulta impossibile da definire. I flussi arietini aiutano a tracciare i contorni principali di questo cammino — puramente individuale! — e per questo è meglio che la persona sia il più possibile attenta nei loro confronti, comprendendo al contempo che le informazioni e le energie ricevute attraverso l’Ariete si riferiscono personalmente a lei, e dovrà rispondere della propria disattenzione, pigrizia o superficialità con la propria karma.
Tuttavia, non bisogna confondere i flussi arietini con quelli gemelliani, né il sentimento esistenziale con le sue successive razionalizzazioni, cioè con le interpretazioni mentali. La verità soggettiva arietina si riferisce proprio all’esperienza esistenziale, ma in nessun caso al quadro mentale del mondo, e i tentativi di tradurre la prima nella seconda spesso falliscono o portano a distorsioni grossolane. In altre parole, comprendere razionalmente cosa significhi effettivamente uno stato d’animo sorto in seguito all’attivazione del canale dell’Ariete non sempre è possibile né completo, anche se lo stato stesso viene vissuto in modo intenso, sincero e, il più delle volte, sembra completo e inequivocabile (questo è tipico dei segni maschili, cioè dei canali analitici). Ad esempio, nel tentativo di compiere anche passi indiretti verso il raggiungimento di un valore tabù per il corpo atmanico, la persona può essere sopraffatta da un’enorme apatia, perdere completamente l’entusiasmo e trovare la forza solo per trascinarsi a letto e, in preda alla disperazione, riversare amare lamentele sulla stanza: “Perché?”. Tale è l’effetto di una trasmissione arietina negativa, capace di fermare un cavallo al galoppo e spingere una persona al suicidio. Le cause di questa trasmissione, e soprattutto il suo significato per la persona, possono tuttavia essere diverse. Ad esempio, può darsi che la persona sia andata nel posto sbagliato, o nel posto giusto ma nel momento sbagliato, o nel momento giusto ma nel modo sbagliato — e comprendere la ragione della caduta atmanica può rivelarsi tutt’altro che semplice.
I flussi arietini evocano le principali esperienze interiori dell’individuo: luce, amore, gioia — ma anche dolore, disperazione, grigiore e malinconia — non come emozioni (anche se, risuonando nel Leone, l’Ariete include anche stati emotivo-energetici corrispondenti), bensì come toni fondamentali dell’umore generale, che è tipico delle strutture buddhiali, generalmente caratterizzate da sforzi pesanti.
Questo stato d’animo corrisponde ai principali programmi vitali della persona, che spesso non comprende o comprende solo superficialmente.
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Il canale dell’Ariete può essere paragonato a un normale canale che collega il lago superiore (corpo atmanico) a quello inferiore (corpo buddhiale). Come canale analitico, esso appare come un ampio fiume che sgorga dal lago superiore con un unico flusso, ma vicino alla foce si ramifica in numerosi bracci che forniscono supporto informativo-energetico ai diversi programmi buddhiali. Pertanto, la funzione principale dell’Ariete è tradurre l’entusiasmo atmanico, sempre sottile e piuttosto astratto, nel linguaggio più concreto dei valori vitali, delle convinzioni e dei programmi di sviluppo duraturi: sia della persona stessa che di coloro che guida nel mondo esterno.
Il canale dell’Ariete, come tutto nell’organismo, è qualcosa di vivo e in costante mutamento: oscillano i livelli dei laghi superiore e inferiore, cambia la natura dell’acqua (il flusso informativo-energetico), si muove il letto del fiume, alcuni bracci si prosciugano mentre altri nascono, appaiono e scompaiono secche e isole nel corso d’acqua. Può persino cambiare posizione la sorgente: in caso di forti crisi spirituali, essa si prosciuga e per un certo tempo l’intero canale arietino smette di funzionare, iniziando rapidamente a deteriorarsi, il che a volte può portare la persona al suicidio: la perdita totale dell’ideale priva la vita di significato e persino l’istinto di autoconservazione si indebolisce drasticamente.
Molto spesso, nei pressi della sorgente prosciugata si apre un’altra (cambiamento di ideali) e l’acqua utilizza parzialmente il vecchio canale, mentre in parte si fa strada attraverso nuovi bracci — si formano valori, linee di sviluppo personale e programmi di attività esterna qualitativamente diversi.
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Più elevata è la consapevolezza di sé e il livello evolutivo della persona, meglio essa percepisce in sé i propri canali zodiacali e dedica maggiore attenzione al lavoro su di essi, giungendo gradualmente a comprendere il loro ruolo e il loro significato fondamentale nella vita e nell’equilibrio dell’organismo. Se i canali zodiacali non esistessero e i corpi sottili risultassero completamente indipendenti l’uno dall’altro, l’organismo si disintegrerebbe… anche se a prima vista ciò potrebbe non sembrare poi così negativo.
Si sveglia, diciamo, uno studente al mattino e il suo corpo fisico, per un motivo o per l’altro, si sente male. Lo lascia tranquillamente sdraiato a letto, mentre l’etereo va in mensa a fare colazione, l’astrale a chiarire i conti con i nemici del palazzo accanto; il mentale, nello stesso momento, si affretta a prendere appunti della lezione di analisi matematica, il causale va a svegliarsi nel dormitorio, il buddhiale vola a un appuntamento con la ragazza amata e l’atmanico si affretta a recarsi in chiesa per il servizio. In realtà, per fortuna o per sfortuna, non succede così, il che dimostra la forza e la solidità eccezionali dei canali zodiacali, ma non significa che l’uomo non debba occuparsene appositamente: approfondire il letto, rafforzare le sponde, costruire dighe e chiuse e imparare a usarli correttamente, oltre a osservare attentamente la loro posizione reciproca, perché gli sforzi per riparare un canale prosciugato sono vani: morirà comunque, così come sono inutili e persino distruttivi i tentativi di sbarrarlo con una diga quando il letto principale è pieno fino all’orlo di piena. In altre parole, l’autore vuole dire che i canali zodiacali non sono affatto meno reali dei corpi sottili stessi e richiedono non meno attenzione. Altrimenti, tutte le azioni dell’uomo sono destinate al fallimento, poiché qualsiasi azione richiede uno sforzo coordinato di diversi corpi e, in assenza di connessioni ben lavorate tra loro, tale coordinamento è impossibile. I canali zodiacali svolgono funzioni sia di connessione che di protezione dei corpi e della loro compensazione. Molto spesso, i corpi adiacenti differiscono notevolmente per dimensioni ed energia, e allora i canali zodiacali che li collegano li adattano l’uno all’altro, trasformando adeguatamente i flussi energetici.
Ad esempio, con un corpo atmanico forte e uno buddhiale debole, che ha una bassa capacità di trasmissione, il canale dell’Ariete non permette al corpo buddhiale di corrispondere a quello atmanico, il che darà una sorte di persona molto infelice: un passionale incapace, tuttavia, di trasmettere a nessuno la propria idea ispirata o di metterla in pratica. L’eccesso di energia atmanica, destinata al corpo buddhiale, non potendo entrarvi, di tanto in tanto si riverserà direttamente in quello causale, costringendo la persona a compiere atti eroici e miracoli di coraggio e abnegazione, ma in sostanza non porteranno a nulla e la condurranno alla disperazione. Come diceva già l’apostolo Paolo, la fede senza opere è morta; in relazione al nostro modello dell’uomo, questo pensiero può essere formulato così: la fede è morta senza i corrispondenti valori esistenziali e i programmi per raggiungerli.
Tuttavia, ci sono persone con un corpo buddhiale debole dalla nascita e uno atmanico forte: come devono vivere? Attenuare artificialmente l’energia atmanica? Non è così semplice e minaccia grandi complicazioni e spiacevoli conseguenze. Un approccio più costruttivo consiste nel ricostruire in modo speciale il canale dell’Ariete, che trasformerà la forte energia atmanica naturale in vibrazioni buddhiali più elevate, riducendone così l’ampiezza e rendendola sopportabile per il debole corpo buddhiale, che dovrà, a dire il vero, diventare molto più puro e raffinato per poter recepire adeguatamente le trasmissioni ricevute attraverso un simile Ariete. In termini più semplici, significa che la persona si dedicherà a programmi sottili, complessi e responsabili, corrispondenti a valori elevati: non si possono proclamare da una tribuna pubblica né vivere con facilità, ma in questo caso potrebbe non esserci altra via d’uscita. Si tratta, ad esempio, del tipo di maestro spirituale che vive principalmente nel mondo superiore. Al contrario, una persona con un corpo atmanico debole e uno buddhiale forte ha bisogno di un canale dell’Ariete di tipo rafforzante, a volte persino a costo di convertire le energie atmaniche elevate in quelle buddhiali più grossolane, ma più intense. È il tipo del discepolo più vicino, del seguace fedele che diffonde le idee del maestro.
Il flusso dell’Ariete corregge costantemente i principali filoni della vita di una persona, spingendola a cambiamenti corrispondenti nel carattere, nella psicologia, nelle visioni del mondo e nel sistema di valori. Se la persona reagisce attentamente alle trasmissioni dell’Ariete, nessun cambiamento radicale la coglierà impreparata e la sua immagine esistenziale del mondo non sarà mai distrutta in modo catastrofico, anche se l’Ariete nel tema natale è afflitto. Al contrario, una persona che non presta attenzione agli input dell’Ariete, che non sa o non è incline a percepirli adeguatamente e a reagire in modo appropriato, anche con un Ariete armonioso subirà periodicamente colpi devastanti del destino che la costringeranno a rivedere all’istante valori e convinzioni che sembravano incrollabili, e riveleranno inaspettatamente in lei inclinazioni, capacità e tratti caratteriali di cui non sospettava l’esistenza.
Tuttavia, la percezione delle trasmissioni dell’Ariete e la reazione ad esse dipendono in larga misura – più che dagli aspetti dell’Ariete – dal livello di elaborazione da parte della persona di questo canale. Al primo livello di elaborazione dell’Ariete, la persona non è affatto in grado di controllare i suoi flussi, che hanno su di lei un potere assoluto, e gli accenti del sistema di valori stabiliti da ogni trasmissione dell’Ariete si affermano nell’inconscio (e in una certa misura nella coscienza) senza alcuna correzione. A volte questo appare piuttosto strano: la persona sembra impazzire temporaneamente e inizia ostinatamente a distruggere i suoi principali programmi e traguardi di vita, agendo ovviamente a suo danno e, in primo luogo, a proprio svantaggio. Non sempre è possibile capire cosa significhi questo, se ci si basa esclusivamente su posizioni puramente psicologiche (cioè buddhiali) o, ancor più, razionali-mentali. In questo caso, si verifica una ristrutturazione catastrofica del corpo buddhiale a causa della sua incompatibilità con quello atmanico, e una forte trasmissione dell’Ariete cancella letteralmente i vecchi valori e ne crea di nuovi dal nulla, tanto che la persona deve ricostruire la sua vita da capo. Per il primo livello di elaborazione dell’Ariete sono caratteristici input molto grezzi e intensi del canale: una persona debole o media, di regola, non reagisce, semplicemente non vi presta attenzione.
Se si paragona l’azione del corpo atmanico attraverso l’Ariete su quello buddhiale al timone di una nave, in questo caso sono previste solo tre sue posizioni: dritto, bruscamente a destra e bruscamente a sinistra, mentre tutte le posizioni intermedie sono assenti: è chiaro che questa nave si muoverà a zigzag bruschi, ma in linea di principio è comunque in grado di arrivare a destinazione. A questo livello, la persona è caratterizzata da un atteggiamento estremamente sprezzante nei confronti delle circostanze interiori ovvie. Lievi rimorsi di coscienza, una voce interiore tranquilla, dialoghi pacati con se stessi – tutto questo per lui sono concetti inesistenti. Solo quando uccide qualcuno, o si separa per sempre dalla donna amata, o improvvisamente precipita dai gradini della carriera, la sua vita interiore si attiva con forza per un po’, e sono possibili un pentimento intenso ma breve, un rimpianto per le proprie azioni e, soprattutto, una completa consapevolezza. Tutto questo esercita una certa influenza sul corpo buddhiale, il più delle volte minima; la persona si purifica parzialmente, prova sollievo e, dimenticando tutto, continua a comportarsi come prima.
In altre parole, il canale dell’Ariete tipico del primo livello di elaborazione si presenta così. Sono presenti alcuni (di solito pochi – due o tre) canali stabili che coinvolgono valori socialmente approvati, e un altro, sottile e tortuoso, che ricorda il letto di un ruscello, di solito prosciugato: è attraverso di esso che avviene l’involuzione atmanica nei rari casi in cui i canali principali sono ostruiti e la persona avverte un senso della propria unicità e individualità. Di solito, tali situazioni vengono vissute come catastrofiche: la vita socialmente adattata perde completamente senso e valore, mentre la persona prova un’acuta sensazione esistenziale: sente di vivere davvero e di fare qualcosa di necessario in senso lato, e non solo di calpestare la terra sotto i piedi.
Un’altra caratteristica di questo livello di elaborazione dell’Ariete è la completa dipendenza della persona dai suoi stati d’animo. Il flusso dell’Ariete può rendere la vita straordinariamente meravigliosa o insopportabilmente noiosa, dare forze interiori per portare avanti cinque programmi difficili contemporaneamente o ridurne la qualità al punto da desiderare solo una cosa: strisciare lentamente verso il cimitero, coperta da un lenzuolo bianco, ma in ogni caso la persona sarà incapace di cambiare qualcosa in se stessa.
Probabilmente, quasi ogni persona nella vita ha dei momenti luminosi in cui avverte un eccesso di energie che sembrano provenire dal nulla, in cui si desidera vivere, amare, lavorare, mentre i piani si costruiscono da soli e le speranze più allettanti appaiono del tutto reali e raggiungibili. Tuttavia, a un primo livello di elaborazione di questo tipo di stati, vengono percepiti come un dono del destino, del tutto indipendente dalla coscienza e dalla volontà umana, e allo stesso modo, gli stati depressivi o negativi sembrano un destino ineluttabile, dal quale non si può sfuggire con sforzi interiori. Quindi, l’Ariete al primo livello di elaborazione è schiavo del proprio entusiasmo e, allo stesso modo, della sua assenza, e può accettare un sistema di valori altrui solo in modo condizionato e puramente mentale. Se in un dato momento il soggetto trova più interessante al mondo gli UFO o i delfini straordinariamente intelligenti, non riesce proprio a immaginare una persona che sia davvero indifferente a queste cose. Si può considerare questo come integrità e sincerità, ma sarebbe più corretto definirlo intolleranza e ristrettezza mentale.
Al secondo livello di elaborazione dell’Ariete, la persona impara a regolare parzialmente il flusso energetico, anche se il suo contenuto informativo non è ancora soggetto a controllo. In altre parole, l’individuo avverte che essere schiavo del proprio entusiasmo non è poi così positivo e cerca, da un lato, di non sprecarlo tutto in una volta quando si manifesta, ma di conservarlo in qualche modo, costruendo cioè dighe regolabili sul canale e creando bacini di accumulo sopra di esse, e dall’altro, di mantenere una relativa stabilità dei propri valori e di sostenere in qualche modo i programmi vitali fondamentali — come un livello statale che conserva le strutture organizzative ed economiche fondamentali anche nei periodi di crisi parlamentari. Tuttavia, a questo livello non si tenta ancora di comprendere le fonti delle involuzioni arietee, cioè la persona non collega affatto i cambiamenti nell’accentuazione dei propri valori interiori, l’intensificazione o, al contrario, l’indebolimento dell’ispirazione generale con l’influenza dei propri ideali e della propria missione nel complesso. Una persona cresciuta nella paradigma di pensiero volontaristico-ateistico e che si considera padrona assoluta del proprio destino, non ammette l’esistenza di un corpo atmico in quanto tale e, quindi, percepisce le trasmissioni arietee come semplici偶然性 — favorevoli o meno — e a questo livello le affronta in modo meccanicistico, cioè cerca di attenuare e regolare il più possibile quelle sfavorevoli, senza però coglierne un senso superiore. In questo modo, il corpo atmico viene tagliato fuori dal corpo buddhico, sostituito dal mentale. Il canale arieteo, naturalmente, continua a funzionare, ma la sua fonte diventa per la persona fondamentalmente inaccessibile. Al contrario, una persona credente a questo livello tende a identificare il corpo buddhico e quello atmico, e allora l’attivazione arietea viene vissuta come uno stato religioso, anche se spesso non molto marcato: con “miracoli” di solito si intendono trasmissioni dirette dal corpo atmico a quello causale o a quelli ancora più densi. Oltre a questi, esistono anche altri tipi di miracoli, causati da trasmissioni dirette da un corpo a un altro attraverso uno o più corpi intermedi, ad esempio dal mentale al fisico: un maestro di karate immagina mentalmente che sotto il suo colpo una roccia si spezzi, e poi questo accade nella realtà. Si può quindi definire il rango di un miracolo come il numero di corpi intermedi attraverso i quali avviene la trasmissione. Ad esempio, quando una persona prega Dio di aiutarla in una certa impresa, sta chiedendo una trasmissione diretta dal piano atmico a quello causale, cioè un miracolo di primo (inferiore) rango; se invece chiede a Dio di insegnarle qualcosa, richiede una trasmissione diretta dal corpo atmico a quello mentale, cioè un miracolo di secondo rango, molto più difficile, e per questo Dio spesso opta per una via intermedia: compie un miracolo di primo rango inviando alla persona, nel flusso causale, un evento o un incontro che risponda alle sue esigenze.
Questa classificazione dei “miracoli” per ranghi è stata utilizzata dall’autore per sottolineare un aspetto fondamentale: la trasmissione zodiacale (un miracolo, per così dire, di rango zero) viene sempre percepita come qualcosa di del tutto naturale e suscita al massimo una lieve sorpresa, anche se in realtà rappresenta un momento di connessione diretta tra diversi corpi, un momento di cambiamento spontaneo sia delle forme che dell’energia. Tuttavia, al secondo livello di elaborazione dell’Ariete (e degli altri canali zodiacali), la persona non lo comprende ancora, cioè non coglie appieno l’importanza di ciò che sta accadendo, ma inizia già a intuirlo. A questo livello, la persona inizia a prestare attenzione alle piccole trasmissioni arietee che si manifestano come sottili e tranquille sensazioni intuitive, che cerca di seguire, se non le dimentica e se non entrano in contraddizione con i suoi piani e i valori socialmente indotti. Quindi, al secondo livello di elaborazione è caratteristica l’attenzione episodica della persona verso le deboli trasmissioni arietee, ma anche questo prepara in larga misura a forti attivazioni arietee e alle successive crisi.
“E io avvertivo a cosa si riferiva” — si dice poi — “ma evidentemente ho sottovalutato la serietà dei segni del destino e delle mie premonizioni”. È chiaro che una crisi di forte cambiamento di vita viene vissuta più facilmente a questo livello.
L’Ariete, tuttavia, non è legato a segni di eventi concreti o alle loro premonizioni. La voce interiore silenziosa o la semplice sensazione indefinita che corrisponde ai deboli flussi arietei si riferisce, in primo luogo, non al corpo causale, ma a quello buddhico, cioè non alle azioni e agli eventi, ma ai valori e ai programmi vitali ancora non incarnati in circostanze concrete e sequenze di eventi, anche se la persona non lo comprende ancora fino in fondo. Fidandosi solo in parte delle proprie intuizioni, cioè fino al livello causale delle raccomandazioni concrete, e fallendo regolarmente in questo tentativo, la persona non si fida abbastanza di sé stessa e, di conseguenza, attribuisce maggiore valore alla componente energetica piuttosto che a quella informativa delle sue trasmissioni arietee.
Al terzo livello di elaborazione dell’Ariete avvengono cambiamenti qualitativi nella consapevolezza: la persona inizia a percepire la fonte dei flussi arietei, cioè il corpo atmico. In altre parole, le trasmissioni arietee vengono collegate nella sua coscienza alle richieste dell’ideale, al suo sostegno o alla sua disapprovazione. Va detto che la consapevolezza dei flussi dell’Ariete richiede uno sforzo molto maggiore rispetto a quelli del Toro: i primi sono molto più sottili. Se il sostegno del Toro viene avvertito ogni volta che la persona agisce in conformità con le proprie convinzioni o realizza i propri valori esistenziali — una sensazione che tutti conoscono — il sostegno arieteo si manifesta quando la persona allinea il proprio sistema di valori all’ideale, provando una forte euforia interiore inspiegabile razionalmente. Il fatto è che nella cultura odierna, interamente volontaristica, sia atea che religiosa, tutte le strutture buddhiche — i valori esistenziali, i tratti caratteriali, in generale l’assetto interiore — vengono considerate come elementi imprescindibili, quasi donati da Dio, in cui la persona è in gran parte rigidamente determinata, e solo in minima parte può essere modificata attraverso una scelta consapevole. Un ateo dirà: il carattere e i valori esistenziali sono determinati dall’ereditarietà e dall’ambiente, e solo alcune piccole cose possono essere leggermente corrette con il lavoro su sé stessi. I credenti, in modo strano, sono poco preoccupati dai flussi arietei; sono più interessati al canale diretto che collega il corpo atmico a quello causale (che esiste anch’esso nell’organismo, ma di solito è molto più debole sia di quello arieteo che di quello toro), e per quanto riguarda l’“educazione religiosa”, questa tradizionalmente consiste in un’attenta sottomissione alla “volontà di Dio” o al “servizio”, intesi come un’adesione rigorosa alle indicazioni di una determinata chiesa, che riguardano solo una sfera molto ristretta della vita a scapito di tutte le altre. Tuttavia, a differenza dell’ideale religioso, il valore religioso non può essere unico, e quindi i problemi buddhici dei credenti, così come degli atei, vengono risolti nel contesto dell’intera loro esistenza, e questa comprensione giunge al terzo livello di elaborazione dell’Ariete.
In altre parole, l’essere umano vede che l’ideale materno, per quanto estremamente ispiratore, è poco: occorre trasformarlo in un sistema di valori e programmi di vita che abbracci l’esistenza senza eccezioni e costruire una visione del mondo che non solo non contraddica l’ideale, ma ne scaturisca direttamente. Quindi, al terzo livello di elaborazione del canale dell’Ariete, l’essere umano interpreta correttamente le sue manifestazioni: sia come fonte (ideale, missione) che come destinatario (quadro esistenziale del mondo e sistema di valori), benché questa comprensione sia ancora in gran parte incompleta e troppo lineare. Troppo spesso il sistema di valori è ancora celato nell’inconscio; al contempo, non si riesce a eliminare l’abitudine di scivolare verso il livello causale di conclusioni e azioni concrete; l’ideale attuale viene percepito in modo troppo dogmatico e rigido, e la sua scomparsa o mutamento continuano a sembrare una prova difficile — eppure il canale arieteo si rivela già come tale, è stato isolato nell’organismo e l’essere umano può occuparsene consapevolmente: approfondirlo o ampliarlo, cercare di costruire nuovi rami, ostruire.
Naturalmente, l’accesso al terzo livello di elaborazione dell’Ariete è possibile solo a condizione di una certa cultura dei corpi atmico e buddhico. Prima di tutto, l’essere umano deve differenziarli (cioè prendere coscienza del fatto che, da un lato, esiste una certa missione e ideale di vita che lo guida, e dall’altro un sistema di valori e programmi per raggiungerli), portare tutto questo almeno per metà nella coscienza e comprendere che ideale e valori devono essere armonizzati. Il lavoro interiore principale a questo livello consiste nel prendere coscienza delle ragioni per cui alcuni valori sono stati repressi e metterli a confronto con l’ideale — allora il corpo atmico regolerà autonomamente il livello necessario di involuzione di ciascun valore, cioè il livello e il contenuto del flusso informativo-energetico che lo alimenta, e il corrispondente flusso si adatterà al canale arieteo.
A questo livello, l’essere umano possiede già in parte il canale arieteo, e in caso di indebolimento generale del flusso o di una sua parte può cercare di forzare artificialmente il passaggio di energia e informazioni. Questo è ammissibile come misura eccezionale, ma se usato regolarmente il canale o una sua parte si danneggia, e inoltre viene alterato l’equilibrio generale dell’organismo. Questo perché nessuno dei corpi né dei canali zodiacali dell’organismo è predisposto a un livello costante di carico; al contrario, tipici sono le sue fluttuazioni, a volte anche brusche, ma del tutto naturali per l’organismo. In particolare, il corpo buddhico, in condizioni normali (sane), ha un livello di energetica costantemente mutevole sia nel complesso che in tutte le sue parti, che spesso ricevono l’involuzione arietea in momenti diversi, così che l’essere umano concentra le sue principali forze spirituali ora su un valore, ora su un altro, e così deve essere: ad esempio, interessarsi principalmente dei figli, benché la capacità di regolare i flussi arietei permetta in certa misura di agire in modo opposto, cioè discutere esclusivamente problemi familiari al lavoro e risolvere questioni lavorative a casa.
La tentazione di forzare l’energia arietea altrui è particolarmente forte — a volte ne sono vittime anche persone molto sagge e prudenti. Costoro devono ricordare
che l’equilibrio di qualsiasi organismo sia molto delicato, e sia meglio una lunga e dolorosa ricerca dei propri valori che un rapido e superficiale accoglimento di quelli altrui. Al quarto livello di elaborazione dell’Ariete, l’uomo impara a prestare un’attenzione più sottile rispetto al terzo, in particolare alle sue trasmissioni, soprattutto quelle di natura informativa, ma per chi procede con una debole energia si tratta di una percezione quasi impercettibile, eppure intrisa di una particolare importanza: la voce dell’insegnante spirituale interiore, a cui l’uomo impara a dare corpo coltivando nuovi valori, bruciando e riducendo parzialmente le aree dei vecchi.
In questo livello, l’uomo deve prendere coscienza dell’unità tra le manifestazioni esterne e interne del corpo buddhico, cioè da un lato del proprio carattere e delle principali inclinazioni psicologiche e spirituali, e dall’altro del sistema di valori vitali e dei programmi per raggiungerli. In parole più semplici, il carattere e le inclinazioni spirituali dell’uomo corrispondono esattamente al sistema di valori a cui aspira inconsciamente (e in parte consapevolmente), e pertanto ogni ristrutturazione della visione esistenziale è accompagnata da una trasformazione del carattere della persona.
Quindi, qualsiasi trasmissione ariete ha una natura duplice: da un lato modifica in qualche modo il sistema di valori, dall’altro influisce sul carattere dell’uomo, evidenziando in lui tratti, talenti e inclinazioni particolari, e al quarto livello di elaborazione l’uomo se ne accorge e, mentre forma nuovi valori, parallelamente, grazie alla stessa energia ariete, costruisce in sé un carattere adatto a raggiungerli. Gli impulsi ariete forniscono così indizi informativi ed energia, cioè entusiasmo, necessario per un lavoro su di sé preciso e impegnativo.
Una caratteristica di questo livello di elaborazione è la grande quantità di piccoli canali attraverso cui il flusso ariete si riversa nell’opera buddhica – per così dire, un’ampia foce, sostenuta da un sistema di regolazione dei flussi ben oliato. In altre parole, questa persona possiede una molteplicità di valori (tratto caratteristico di una coscienza ampia) e programmi per raggiungerli, di cui si occupa costantemente, ma al centro della sua attenzione spirituale emerge un numero limitato di quelli che, in quel momento, sono illuminati dal flusso ariete, che l’uomo cerca di regolare non tanto in sé quanto nelle caratteristiche caratteriali.
Qui la regolazione del flusso è così complessa che un intervento mentale costruttivo è possibile solo in rari casi (il lettore, ovviamente, comprende quanto il corpo mentale e le energie siano più grezzi rispetto a quelli buddhici e, ancor più, atmanici). Per la consapevolezza di questo livello è caratteristico un senso di temporaneità, ma al contempo di grande importanza dei valori attuali e il desiderio di adattare completamente la propria psiche al loro raggiungimento, anche se ciò implica dover rinunciare, per un certo tempo (o forse per sempre), a virtù e buone abitudini faticosamente acquisite in passato. A volte, quindi, una persona profonda e sobria deve mostrarsi superficiale e vulnerabile, una diligente deve lavorare in modo approssimativo, un’onesta deve intrigare, mentire o mettere gli altri in una situazione falsa, e qui è necessario riorganizzare profondamente il proprio carattere, adattandosi, sembra, a condizioni inimmaginabili.
Ad esempio, a partire da questo livello, la persona si imbatterà spesso in una circostanza che inizialmente la turba profondamente: tratti positivi del carattere, talenti e abilità si manifesteranno solo in determinati periodi e in relazione a ambiti altrettanto specifici. Ad esempio, possono improvvisamente emergere straordinarie capacità di apprendimento di qualsiasi materia, inclusa una memoria professionale fenomenale, o un’incredibile laboriosità in un campo molto ristretto, o la capacità di concentrarsi su qualcosa di assolutamente preciso, o una precisione e una meticolosità straordinarie in certi ambiti – tanto più elevato sarà il livello evolutivo della persona.
La missione dell’uomo e la costruzione di un sistema di valori, etica e carattere corrispondenti è uno dei compiti più difficili dell’esistenza umana, che non viene mai risolto in modo definitivo. Molte caratteristiche del canale ariete di una persona (così come di una coppia, una famiglia, un’organizzazione, uno Stato, un libro) possono essere comprese studiando la sua carta natale, ma l’autore rimanda questo argomento alle prossime parti di questo trattato, limitandosi qui a osservazioni e caratteristiche generali relative all’Ariete forte, debole, armonico e afflitto.
Nel valutare la posizione dell’Ariete nella carta non si deve dimenticare il suo governatore, cioè Marte; ad esempio, se nella carta natale dell’Ariete non ci sono pianeti, ma Marte è fortemente posizionato, il canale ariete non deve essere considerato debole; e analogamente, un Marte armonico, anche in presenza di una forte afflizione dei pianeti in Ariete, armonizza notevolmente il canale ariete.
Diamo quindi uno sguardo alla carta natale. Un Ariete forte dona una persona estremamente energica nella creazione dei propri programmi d’azione – o di quelli che riconosce come propri. Di solito, non gli manca l’entusiasmo e le forze spirituali, e non è incline a riflettere sull’etica delle proprie aspirazioni – queste gli sembrano assolute (l’eccezione può essere rappresentata dal caso in cui in Ariete si trova Saturno) o, almeno, universalmente valide.
Un Ariete forte dona alla persona una buona energia buddhica, una moltitudine di idee ispirate e grandi forze spirituali che può impiegare per raggiungere i propri valori o dissipare nel vento (variante del “soul of society”). In quest’ultimo caso, la persona ignora la propria missione e con il tempo la sua energia ariete si indebolisce, ma raramente scompare del tutto. All’Ariete forte sono caratteristici diversi squilibri buddhici: ora si butta a occuparsi di una cosa (dimenticando tutto il resto), ora di un’altra, ora di tutto insieme, ma di solito è convinto che per “cuocere la polenta” basti accostare un fiammifero al fuoco, e il resto accadrà da sé.
Il pensiero che il fuoco, una volta acceso, possa spegnersi rapidamente (e allora la polenta resterà cruda) o, al contrario, divampare troppo energicamente (e allora la polenta brucerà o cadrà nel fuoco) non gli passa per la mente, e se per caso ci riflette, non lo impressiona più di tanto. È importante che questa persona impari a trasmettere – ma non a imporre! – il proprio entusiasmo agli altri, perché solo così potrà provare soddisfazione nella vita; altrimenti rischia di diventare un “duro” egoista, sempre letteralmente sopraffatto da se stesso: dalle proprie opinioni, dalle proprie faccende e dai propri problemi.
Non gli è facile, soprattutto con un Toro debole, trovare il proprio posto nella vita, perché ciò che può offrire agli altri – una sincera simpatia e entusiasmo, la capacità di ispirare e coinvolgere con le proprie idee e (a un livello elevato) aiutare gli altri a cambiare i propri valori e la visione del mondo – viene apprezzato più nelle relazioni personali che nel lavoro.
Tuttavia, un lavoro intenso su di sé, che consiste principalmente nel chiarire il proprio ideale, nell’educare il corpo buddhico e nel mettere in armonia i propri (solitamente numerosi) valori con l’ideale, offre alla persona la possibilità di diventare un eccellente generale o un capo amatissimo di medio livello, un musicista esecutore di talento, un direttore d’orchestra o un regista.
Se, tuttavia, questa persona intraprende la strada dello sperpero irresponsabile dell’energia ariete o devia fortemente dal compimento della propria missione, può incorrere in varie sventure. Il primo segnale di avvertimento sarà un arresto temporaneo del flusso ariete e, di conseguenza, un brusco calo dell’energia buddhica, percepito dalla persona come una sorta di inspiegabile e ingiusta malattia dell’anima: nulla desidera, tutto gli è indifferente, non ha forze né entusiasmo, e il mondo che lo circonda in quel momento gli appare vuoto. Allora la persona prova un sincero dolore e cerca di cambiare situazione – e di solito presto il flusso si ristabilisce, riappare un eccesso di forze spirituali e modi per dissiparle, e all’improvviso spuntano amici e conoscenti, e si può continuare a vivere.
Purtroppo, dopo un po’ il blocco ariete può ripetersi, manifestandosi non solo a livello psicologico, ma anche in circostanze esterne: improvvisamente fallisce un programma importante per la persona, ad esempio una persona significativa si allontana o avviene una battuta d’arresto nella scalata sociale.
Se una persona ignorerà sistematicamente questi segnali, affidandosi unicamente alla propria, come le sembra, inesauribile energia e alla capacità di ottenere ciò che vuole (cosa più che tipica per i forti Ariete), allora sono possibili due varianti di correzione del suo comportamento e della sua visione esistenziale da parte del corpo atmico: o esso riduce drasticamente la sua durata di vita, consolandosi e intrattenendosi con i ricordi di una giovinezza turbolenta, oppure — e questa è l’opzione più comune di educazione — indirizza la persona verso una strada predefinitamente senza sbocco, allentando i freni dell’egoismo e della prudenza, e allora, non padroneggiando più se stesso, corre incontro alla catastrofe a velocità sempre crescente.
Al livello superiore, un Ariete forte comprende il proprio potere sulle anime umane e il valore straordinario per il mondo di quell’energia di cui dispone in eccesso. Sa agire in modo molto sottile, indirizzando le persone verso i valori a loro propri con sforzi indiretti, senza imporre i propri, il che richiede un alto livello di penetrazione e di sacrificio: è molto difficile, possedendo valori illuminati dal proprio ideale, permettere sinceramente al prossimo di avere valori del tutto diversi, e ancor più difficile è ispirarli.
Un Ariete debole non significa ancora debolezza del corpo buddhico (anche se un Ariete forte, di norma, fornisce una buona energia buddhica) — non dimentichiamo che viene involuto, seppur in modo diverso, anche dal canale dell’Acquario. La debolezza dell’Ariete significa che la persona raramente riceve un sostegno energico, o al contrario, divieti riguardo ai propri valori e ai programmi per raggiungerli; non ha un entusiasmo eccessivo né una generosità spirituale smodata, ed è difficile per lui competere in brillantezza con gli Ariete e i Sagittario forti. Tuttavia, tutto questo non gli impedisce di formare chiaramente la propria visione del mondo, che risulterà molto più stabile rispetto a quella di un Ariete forte (a meno che non ci sia una seria sconfitta dell’Acquario nel tema). Forse la sua vita interiore non è così turbolenta, ma la voce calma del corpo atmico, cioè dell’insegnante spirituale interiore, è molto più equilibrata e, in un certo senso, più coerente — almeno cambia raramente le sue indicazioni. In questa persona i valori vitali cambiano più lentamente, ma questo non significa affatto che la vita le riservi meno soddisfazioni o che riesca più facilmente nell’autorealizzazione, cioè nella ricerca del proprio posto nel mondo.
In generale, l’Ariete definisce in gran parte il paesaggio della ricerca di sé: se un Ariete forte offre un paesaggio molto variegato ed energico — foreste, fiumi, montagne e sotterranei — un Ariete debole rappresenta qualcosa di simile a steppe sconfinate ma piuttosto monotone, o colline dolci ricoperte d’erba. Ma in ogni caso si tratta della propria terra natale, e la persona ama ciò che è, senza desiderare altro per sé.
Un Ariete armonico induce in parte in errore riguardo alla sua missione e ai suoi ideali: sembrano meno gravosi e impegnativi di quanto non siano in realtà. Questo vale soprattutto per i valori e le richieste morali che la persona rivolge a sé e agli altri: qui prevarrà piuttosto la benevolenza che la severità. Il pathos vitale dell’Ariete sarà probabilmente positivo, e la persona (con buone ragioni) potrà fare affidamento sul destino in situazioni difficili: forse non subito, ma sicuramente esso volgerà al meglio.
A un livello basso, questa persona sarà incline a continui compromessi con se stessa e, evitando accuratamente i conflitti etici interni, potrebbe gradualmente dissipare tutto il proprio potenziale spirituale e non realizzare affatto la sua missione, nonostante abbia molti talenti e capacità naturali. È fondamentale che si ponga obiettivi seri e li porti a termine, anche se inizialmente sembrano troppo semplici: ciò che per lei è facile può rivelarsi molto importante e, al contempo, irrealizzabile per gli altri.
Nel comportamento esteriore, quando vuole, questa persona può essere molto affascinante per la sua apertura spirituale e armonia con gli altri, ma non deve specularci sopra, altrimenti rischia di trasformarsi in un affascinante mendicante che non sa cosa fare né a quale compagnia unirsi — un hippie invecchiato senza una direzione.
A un livello elevato di sviluppo, questa persona comprende che Dio, nella sua infinita misericordia, le ha offerto percorsi facilitati per realizzare la sua missione, ma al contempo le ha affidato il compito di diffondere la grazia spirituale in tutto il mondo, soprattutto nei luoghi dove scarseggia. Imparando a respingere i parassiti specifici dell’Ariete (interni ed esterni), cerca di regolare i flussi instabili dell’Ariete nel mondo circostante là dove il destino la invia. Può trattarsi di un grande statista-giurista che trasforma la costituzione del paese in legislazione, di uno scrittore che, nel momento in cui elabora le linee narrative principali di un nuovo romanzo, o di una madre di famiglia che si arrovella su come conciliare le aspirazioni contrastanti dei familiari senza distruggere le occupazioni principali di nessuno.
Un errore comune è identificare l’Ariete con il Toro, cioè la pianificazione dettagliata di programmi a livello di azioni e eventi concreti; invece, accanto alla distribuzione delle priorità esterne, è fondamentale (anzi, in primo luogo) pensare alla preparazione morale e psicologica, formando un corpo buddhico capace di affrontare i compiti che gli sono affidati. E qui la persona si troverà di fronte a una situazione per lei inaspettata e inizialmente incomprensibile: persone e collettivi con un Ariete debole o leso, i cui ideali si materializzano in valori tutt’altro che fluidi come i suoi.
Un Ariete leso offre una variante difficile, o in alcuni casi, una sorte difficile, poiché la missione si manifesta in modo contraddittorio e ingannevole: nella vita della persona i piani vengono costantemente distrutti e nell’anima regna, se non il caos, almeno una tensione che non si placa mai. Se in un Ariete armonico il paesaggio della ricerca di sé assomiglia a una pittoresca scena con boschi, prati, pecore mansuete e pastorelle con ghirlande e camicette ricamate, in un Ariete leso si tratta di gole rocciose che ruggiscono, tempeste, uragani e città infestate dalla peste. Non si sa, a dire il vero, in quale dei due casi l’autorealizzazione proceda più rapidamente e con successo, ma nel secondo ci sono molti più stimoli per essa.
Il problema principale dell’Ariete leso consiste nel fatto che i suoi valori, le sue inclinazioni e i suoi talenti sono scarsamente in sintonia con il suo ideale; o, in altre parole, la missione richiede alla persona un lavoro molto maggiore su se stessa e una trasformazione buddhica di quanto inizialmente previsto. Molto spesso nessuno si occupa in modo specifico della formazione dell’ideale o della creazione di un sistema di valori — essi emergono come risultato delle prove della vita, delle quali una persona con un Ariete leso ne avrà molte, anche se la sua vita esteriore può sembrare del tutto prospera agli occhi degli altri (cosa che, tra l’altro, accade raramente).
Il concetto di anno sarà per lui più che reale, e non dovrebbe mai dire qualcosa come: “Io in una situazione del genere non mi troverei mai”, perché è del tutto probabile che, dopo queste parole, si ritrovi in quella situazione già il giorno successivo.
L’elaborazione trasforma la persona, che si è creata psicologicamente da sola partendo da un materiale iniziale piuttosto sgradevole e goffo, ma molto energico — qualcosa di simile a un ceppo dentato dal quale emerge gradualmente un Burattino di legno. In linea di principio, un Ariete leso offre ciò che nella vita quotidiana viene chiamato carattere difficile o pesante — ma solo questa persona può prima trasformare se stessa e poi realizzare ciò che il destino le ha affidato.
Il conflitto spirituale tipico di un Ariete leso consiste nel fatto che l’ispirazione atmica lo chiama imperiosamente verso una vetta alla quale non è affatto in grado di salire: non è pronto né psicologicamente né situazionalmente (ad esempio, non ha i soldi per frequentare un corso diurno o non viene ammesso per mancanza di posti), e decide di spezzare risolutamente le catene e i legami karmici ormai inutili, attirando ben presto tutte le prove e le difficoltà che spettano in questi casi.
Un errore comune (e qui i suoi effetti sono molto chiari) è che la persona cerca di portare avanti programmi per i quali non è sufficientemente preparata interiormente, in particolare dal punto di vista psicologico. Qui è necessario imparare a lungo la pazienza, l’umiltà e l’ascolto della voce calma dell’insegnante interiore — affidarsi unicamente alle circostanze esterne porta alla frustrazione e alla delusione in sé e nel mondo, e nei casi più gravi al nichilismo e al servire rigidi egregori, anche se la natura umana è di per sé creativa e potenziale.





